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Nudi contro la censura dei Social Network. A New York, la performance di Spencer Tunick

di - 5 Giugno 2019
Tanti, ben motivati e con una difficile missione da compiere, rigorosamente nudi. All’alba di domenica, 2 giugno, 125 persone si sono radunate all’esterno del quartier generale di Facebook, a Manhattan, New York, per protestare, in maniera decisamente esplicita, contro la censura perpetrata dai Social Network contro i capezzoli femminili.
La performance è stata immortalata da Spencer Tunick, fotografo statunitense che già in passato ha agito a favore della liberazione del corpo, pagandone anche le conseguenze. Nel 1994, infatti, Tunick fu arrestato nel Rockfeller Center di Manhattan, mentre ritraeva una modella completamente nuda, in posa accanto a un albero di Natale. Ma il fotografo non si è arreso, anzi, nel 2000 ha vinto una causa contro lo Stato di New York per mettere in scena e fotografare legalmente le sue installazioni di massa e ha subito rilanciato con i grandi numeri: 6mila persone nude in piazza a Bogotà, quindi 7mila a Barcellona e poi 18mila a Città del Messico, record raggiunto.
Questa volta il gruppo dei nudi è più ristretto ma agguerrito e può contare sull’appoggio della National Coalition Against Censorship, oltre che su un movimento diventato virale proprio su quelle piattaforme accusate di censura, attraverso l’hashtag #wethenipple. Diversi artisti e attivisti di New York hanno generosamente donato le immagini dei loro capezzoli alla causa, tra i quali Andres Serrano, l’attore Adam Goldberg e il batterista dei Red Hot Chili Peppers, Chad Smith. Le immagini sono poi state ingrandite e assegnate ai partecipanti alla performance, in base al tono della pelle e alla dimensione dell’areola, per coprire/censurare polemicamente le parti in questione.
La censura dei nudi, in particolare quelli femminili, infatti, è un argomento spinoso, in particolare da quando i social sono diventati parte integrante delle ricerche e degli interessi artistici, oltre che della attività quotidiane. Ultimamente, Facebook ha mostrato segnali di apertura e, oltre ad aver implementato l’algoritmo che gestisce i contenuti controversi, ha anche dato impulso al suo programma di investimenti nel settore dell’arte, dopo essere incappato in casi piuttosto imbarazzanti, come la censura alla Venere di Willendorf e al Giudizio di Paride di Rubens, giudicati troppo osé dal sistema di riconoscimento automatico che, evidentemente, non deve essere molto ferrante in archeologia e arte moderna ma nemmeno in contemporanea, visto che ha preso un abbaglio anche con le fotografie di Marina Abramovic.
«Siamo qui per protestare contro le regole troppo severe contro la nudità e la censura», ha detto Tunick, suggerendo che Facebook e Instagram potrebbero seguire la modalità usata da YouTube, che ha attivato «Un processo di verifica per gli artisti, una piattaforma che consente loro di condividere il proprio lavoro». La scorsa primavera, Facebook ha pubblicato un aggiornamento che ha permesso la pubblicazione di immagini di dipinti e sculture che raffigurano soggetti nudi, tuttavia il lavoro artistico dei fotografi rimane vulnerabile.
Nelle linee guida attualmente usate da Facebook e Instagram, i capezzoli femminili possono essere esposti solo in contesti molto specifici, come l’allattamento al seno o per descrivere le conseguenze delle operazioni di mastectomia. A questa casistica si potrebbero aggiungere anche le motivazioni artistiche, anche se è ovvio che tale contesto è più sfumato e meno settoriale, rispetto a quello medico.

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