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Nuova sede per la galleria La Bertesca di Genova. Opening con Chiara Scarfò

di - 29 Maggio 2005


Nuova sede per la storica galleria La Bertesca – Masnata di Genova. Inaugura lo spazio la personale di Chiara Scarfò, Self Shots, diciotto autoscatti digitali, opere uniche, con un accompagnamento acustico. Pubblicato per l’occasione –edizioni Masnata- un libro con riproduzioni a colori, in edizione limitata di cinquecento copie.


Chiara Scarfò – Self Shots
Genova, La Bertesca – Masnata – Via del Molo 5R (Porta Siberia)
inaugurazione: 31 maggio 2005, h. 18
fino al 18 giugno
orari: dal martedì al sabato. h. 16 – 18.30
info: www.labertesca.com
info@labertesca.it

chiaravich@yahoo.it

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  • ci sarò senz'altro. ma la gente si chiede: la faranno uscire per partecipare all'evento? e quand'anche: è stato disposto un servizio di infermeria di pronto intervento? sono mesi che è isolata, nuda, denutrita. la sua carnagione sta virando al verde: i tessuti epidermici appaiono sempre più stanchi, cedevoli. lo sguardo è assente: come di chi è stato gettato su un'isola deserta da un furioso fortunale e da anni si ciba di radici e ricci marini. lontano dagli affetti, dimentica forse pure della sua identità. unico accessorio la macchinetta fotografica: scatta a ripetizione se stessa per vedere se, guardandosi, riesce a ricordare qualcosa. ma niente le rammentano quelle immagini se non la sua tragica solitudine, il suo forzato solipsismo. ora io e tad ci chiediamo: sarà davvero il caso di farla uscire? di ripescarla dall'oblio? quali sarebbero le conseguenze sulla sua salute?
    l'arte quando è arte ci pone sempre interrogativi terribilmente ultimativi. ma la vita è un bene primario: lo dice il papa e lo dice la sgrena. fate qualcosa. salvatela.

  • ci sarò senz'altro. ma la gente si chiede: la faranno uscire per partecipare all'evento? e quand'anche: è stato disposto un servizio di infermeria di pronto intervento? sono mesi che è isolata, nuda, denutrita. la sua carnagione sta virando al verde: i tessuti epidermici appaiono sempre più stanchi, cedevoli. lo sguardo è assente: come di chi è stato gettato su un'isola deserta da un furioso fortunale e da anni si ciba di radici e ricci marini. lontano dagli affetti, dimentica forse pure della sua identità. unico accessorio la macchinetta fotografica: scatta a ripetizione se stessa per vedere se, guardandosi, riesce a ricordare qualcosa. ma niente le rammentano quelle immagini se non la sua tragica solitudine, il suo forzato solipsismo. ora io e tad ci chiediamo: sarà davvero il caso di farla uscire? di ripescarla dall'oblio? quali sarebbero le conseguenze sulla sua salute?
    l'arte quando è arte ci pone sempre interrogativi terribilmente ultimativi. ma la vita è un bene primario: lo dice il papa e lo dice la sgrena. fate qualcosa. salvatela.

  • hanno adombrato che sia rifatta. com'è possibile: è tutta talmente vera. nei dettagli più intimi: ed è lì che si annida l'Intuizione. Mostrare il corpo, senza pudori, nella aura asensuale della domestica quotidianità, con tutto il suo profondo e visibile, a volte sgradevole senso di caducità. un corpo però, che si consuma, si logora, si sciupa. il dilemma si insinua nella nostra mente di fruitori: vederla deperire come un'opera degna della più macabra dead-body-art o salvarla come essere umano, come creatura di Dio?
    quale pulsione etica dovrà alfine prevalere?
    la storia dell'arte non è nuova a tali casi di spinosa inquietudine morale. non morivano forse i cavalli durante le riprese di Ombre Rosse?
    io e tad, su tutto ciò da mesi ci interroghiamo. e da mesi non troviamo certe risposte. solo un sentimento: di viva gratitudine verso una persona che ci ha richiamato all'essenza dell' immortale e incomponibile dualismo di Vita e Arte.

  • non le passa più il sangue, da quella gamba piegata: tad è preoccupato del quadro clinico, ma si disinteressa dei contraccolpi psicologici della paziente, che alla lunga potrebbero rivelarsi difficilmente recuperabili. e tad è sempre più nervoso. sostiene tad che non si può fare tutto questo per emergere dall'anonimato. ma io non sono d'accordo: perché, in effetti, l'unica cosa che fa è registrare il suo far niente. tad: è un'operazione innocua, di quelle che non fanno pensare. chissà che, così, il supplizio non le sia più sopportabile.

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