L’attività di Photoikon, spazio gestito da Mara Granzotto, inaugura domenica 5 dicembre con una personale di Ugo Ricciardi (Torino, 1975), che propone i suoi Angeli di pietra. Provengono dai cimiteri monumentali di Genova, Torino e Milano la quarantina di “ritratti” che fotografano i custodi molto umani di un’eternità proveniente dal triangolo industriale. Lo spazio di Mara Granzotto non sarà solo dedicato alle mostre. Ne abbiamo parlato con la direttrice:
Uno spazio dedicato alla fotografia a Torino. Le tue esperienze condotte “sul campo” sono sfociate naturalmente in questa direzione…
La sede di photoikon non nasce con il concetto di spazio espositivo, ma di luogo in cui si vive la fotografia. Si scatta, si stampa, si pensa, si progetta, si legge, si parla e ci si confronta sulle tematiche relative alla fotografia sia essa di natura artistica che professionale. Le mie esperienze condotte sul campo, e soprattutto il piacere del confronto con i fotografi, e con gli addetti del settore, mi hanno portato a individuare una problematica di fondo legata alla mancanza di interazione tra le realtà che operano in questo settore e “i produttori di immagini”. Di qui l’idea di creare un “anello” che permetta di ovviare a questa mancanza e che riunisca tutto al suo interno… Compreso l’aspetto espositivo.
Il mio rapporto con la fotografia è un rapporto troppo profondo per essere “strizzato” in un’intervista, ma se devo esprimerlo con poche parole allora: essa è l’ossessione/passione della mia vita. Il mio percorso parte inizialmente da una formazione da fotografa ma poi fortunatamente ho avuto modo di incontrare delle persone straordinarie che mi hanno permesso di comprendere il fascino e la responsabilità della parte progettuale che sta dietro alle produzioni culturali.
Non credi che, malgrado le attività di istituzioni come la F.I.F., di gallerie come Photo&Co. e di spazi “eccentrici” come il Machè, la fotografia a Torino e in ambito nazionale stia subendo un nuovo calo di interesse?
Io non credo che ci sia un calo di interesse né a Torino e tanto meno in Italia, se prestiamo un minimo di attenzione e osserviamo che cosa succede oggi a Milano, ci accorgiamo del suo continuo fiorire di gallerie, mostre ed eventi dedicati esclusivamente alla fotografia. Credo invece che anche nell’ambito della fotografia come in molti altri ambiti, sia necessario uno “svecchiamento” e quindi un fondamentale cambiamento sul tipo di strutture che si occupano di produrre cultura.
Parliamo delle attività dello spazio. Quali sono i programmi futuri dal punto di vista espositivo? L’attenzione sarà portata sempre verso i giovani?
Le attività saranno molte e diversificate, ma per quanto riguarda i programmi futuri, non anticipo nulla, perché photoikon non è un spazio espositivo, ma un momento di confronto tra progetti validi e il momento giusto per presentarli. Sicuramente un’attenzione particolare sarà rivolta ai giovani, perché hanno idee innovative, tanta voglia di crescere e pochi ambiti dove confrontarsi. (marco enrico giacomelli)
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