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La crisi è spietata: accanto a gallerie che avanzano e progrediscono nonostante tutto, assistiamo alla caduta di gallerie che rischiano di chiudere i battenti. Avete visto in che spazio scalcinato è finita Galleria Zero?
Complimenti alle sorelle Kaufmann-Repetto!
http://arte-milano.blogspot.com/2010/09/12-kaufmann-repetto.html
per le immagini della mostra
http://arte-milano.blogspot.com/2010/10/kaufmann-repettos-opening.html
Tutto bellissimo. Tutto cool. Però la mostra presentata, mi riferisco soprattutto alla parte dedicata a Thea Djordjadze (classe 1971), presenta sostanzialmente un clichè dell'arte contemporanea. Condivido l'opinione del gallerista Emilio Mazzoli (sul numero di ottobre di flash art) che ravvisa la crisi delle gallerie, ormai, più o meno costrette, a proporre una forma di modernariato. Forse la stessa crisi economica, nel settore dell'arte, assume significati diversi legati semplicemente ai contenuti proposti.
Poi cosa succede in un sistema piccolo come quello italiano? La blogger di arte milano blogspot parla di "perfezione" rispetto a questa mostra. Se ci fossero 200 gallerie e 200 blog ,forse, il blogger/curatore avrebbe più interesse nell'esprime un'opinione lucida piuttosto che compiacere quelle galleriste che, oltre ad essere legittime amiche, possono anche rappresentare un futuro ingaggio. Inoltre se si è pochi e vicini vicini sembra impossibile separare la sfera privata da quella professionale.
I contenuti della mostra sono degli stereotipi ,percorsi ormai da decine e decine di artisti (due a caso: Sibony e Kuri) . L'arte contemporanea rischia veramente di diventare una rimessa di modernariato. E le responsabilità di questo non sono chiare, perchè è chiaro che il gallerista tende a proporre quello in cui crede e quello che potrà vendere.