Continuano le attività di Riso, Museo d’arte contemporanea della Regione Sicilia, attualmente impegnato nello sviluppo del programma
5eventi, dislocato in diverse aree geografiche dell’isola. E’ stato appena presentato al pubblico palermitano il primo dei Quaderni del Museo, pubblicazioni trimestrali nate per dar voce alla nuova identità dell’Istituzione siciliana.
Un po’ magazine culturale, un po’ catalogo, “Annex” affronta temi culturali di interesse nazionale ed internazionale, approfondendo ed illustrando, di volta in volta, uno dei progetti/eventi realizzati da Riso. L’uscita d’esordio è dedicata a Gibellina: dagli studi per il restauro del
Grande Cretto di
Burri, al recente intervento installativo di
Richard Long, fino a una serie di considerazioni e riflessioni sul presente e sul futuro della città. Testi di:
Daniele Marucca, Robertò Andò, Ludovico Corrao, Vito Antonio Bonanno, Maurizio Carta, Achille Bonito Oliva, Giuseppe Mercurio, Pierpaolo Pancotto, Michele Trimarchi, Giuseppe Basile, Marina Sorbello, Helga Marsala.
Un convegno, in programma sabato 15 novembre, valuterà intanto gli esiti del “Cantiere della conoscenza”, avviato lo scorso giugno da Riso per effettuare sul Cretto una serie di indagini e di interventi intensivi, protrattisi per un periodo di tre mesi. Il complesso lavoro del Cantiere è finalizzato alla realizzazione del restauro dell’opera e alla stesura di un successivo piano di manutenzione. In occasione del convegno è stato pubblicato un piccolo pamphlet, a cura di Giovanni Rizzo, che illustra i risultati dei primi studi condotti dal Laboratorio di Ingegneria chimica per i Beni Culturali dell’Università di Palermo.
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Spazialità a Gibellina
Alberto Burri-come indica la mostra ora allestita al Palazzo della Triennale di Milano- nel momento dei 'Cretti' costruisce il quadro lavorandone la superficie orizzontalmente. Così il dipinto pare estendersi in linea orizzontale allargando il proprio effetto dello spazio.
Questo tipo di composizione pare quindi essere il presupposto dell'intervento a Gibellina dove il Cretto- quasi per tornare alla natura- si stende come manto bianco che ricopre il terreno esaltandone l'ondulazione.
La memoria del terremoto si inserisce così in quel paesaggio che ne é stato devastato riportandolo a nuova vita.