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Parigi/Aspettando FIAC. Al Centre Pompidou, per scoprire le opere dei finisti del Prix Marcel Duchamp 2016

di - 14 Ottobre 2016
Kader Attia, Yto Barrada, Ulla Von Brandenburg e Barthélémy Toguo sono i quattro finalisti del Prix Duchamp, che per questa edizione cambia location e dalla consueta Fiac si sposta nei 600 metri quadrati della Galerie 4 del Centre Pompidou per una mostra da non perdere fino al 30 gennaio prossimo. Nato nel 2000 per volere dell’Adiaf (Association pour la Diffusion Internationale de l’Art Français) presieduta da Gilles Fuchs, il premio che consiste nell’edizione di un catalogo sulla mostra del Prix Marcel Duchamp e una donazione di 35mila euro: il vincitore sarà annunciato il 18 ottobre prossimo.
Malattia e patologia sono, trattate in maniera diversa, il filo conduttore di questo percorso espositivo.
Ma chi sono gli artisti e quali le loro opere? Presentata dalla Galerie Polaris di Parigi, la Sfeir- Sem di Amburgo e Beirut e Pace di Londra, Yto Barrada (1971, Parigi)  esplora la vita tragica dell’etnologa Thérèse Rivière, allestendo una stanza immaginaria in cui ritroviamo oggetti che rimandano alla vita professionale della scientifica francese, il tutto in uno spazio isolato a lei dedicato. Presentato da Galleria Continua di San Gimignano, Nagel Draxler di Berlin, Krinzinger di Vienna e Lehmann Maupin di New York, Kader Attia (1970, Parigi) sviluppa il tema  dei traumi individuali legati all’amputazione di un arto del corpo umano e alla conseguente sensazione di continuare a sentirlo, come fosse un membro fantasma. Il tema amplificandosi tocca altri soggetti come colonialismo e genocidio. L’opera principe dell’installazione è un film  intervista a psicoterapeuti ed a altri esperti. Presentato da Galerie Lelong di Parigi, Barthélémy Toguo (1967, Cameroun) che grazie all’aiuto di ricercatori mostra in questo allestimento i disastri causati in Africa dall’aids e dal virus dell’Ebola. Un’opera coloratissima che contrasta con la sofferenza che esplora. Un micro universo fatto di cellule infette si dispiega sulle pareti rosse, su grandi vasi made in Cina e lungo un tavolo centrale su cui sono poste riproduzioni di cellule dal candido colore bianco. Presentata da Art: Concept di Parigi, la Pilar Corrias di  Londra e Produzenten galerie di Amburgo, Ulla von Brandenburg (1974, Karlsruhe) propone un lavoro intorno al concetto di rifondazione d’una nuova economia comunitaria basata sul dono. Qui i colori parlano ad alta voce e riecheggiano vecchi significati a loro attribuiti. Questi presentati in un film in cui a maneggiarli sono una decina di ballerini che si muovono su una scalinata bianca, qui riprodotta per accogliere gli spettatori. (livia de leoni)

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