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Parigi. Inizia il grande fine settimana della fotografia. Prima tappa? Paris Photo, ovviamente. Presa d’assalto!

di - 12 Novembre 2015
147 gallerie, di cui una trentina di new entry, 27 editori, e la nuova direzione di Florence Bourgeois e Christoph Wiesner aprono, sotto l’immensa vetrata del Grand Palais, la 19esima edizione di Paris Photo.
Una carrellata di ottima foto ci viene da una trentina di Paesi diversi, tra cui l’Italia con Guido Costa Projects, Paci Contemporary, Louise Alexander Gallery e Photo and Contemporary. Novità?
La nuova sezione dal nome Prisme, che vuole esplorare il mezzo fotografico in tutte le sue forme. Quest’anno l’accento ù posto sul grande formato e le opere seriali, e tra le gallerie troviamo la galleria Taka Ishii che presenta “Pola Eros, 1998-2015” del giapponese Nobuyoshi Araki (foto di home page).
Moltissima foto in bianco e nero, tra vintage e contemporanea, che controbilancia con foto dai colori accesissimi, vedi l’inglese Adam Fuss con Self portrait (2015) presso la Fraenkel Gallery, artista conteso in piĂč gallerie.
Parlando di colori anche il solo show “Choregraph, 2014-2015” di James Welling presso la Peter Freeman, o Silvio Wolf presso la Photo and Contemporary, Sandy Skoglund alla Paci Contemporary, che presenta l’ultimo lavoro Winter. Alla parigina Daniel Templon sbancano il duo d’artisti Pierre et Gilles e l’americano David LaChapelle.
La bella foto in bianco e nero la troviamo un po’ dappertutto, come tra le pareti della parigina Camera Oscura con opere di Arno Rafael Minkkinen, o Bernard Deschamps, Lucien HervĂ©; alla galleria Polka la bellissima “Church Gate Station, Munbai, India “(1995) di Sebastiao Salgado, o le foto di Chema Madoz presso la Esther Woerdehoff.
A distaccarsi un po’ da resto il lavoro di Edward S. Curtis (1868-1952) presso la Bruce Kapson Gallery, con una serie sorprendente di fotoincisioni su piastre di rame che ritraggono, tra l’altro, i noti indiani del Nord America. Tematiche? La foto sembra questionarsi sul suo ruolo effettivo nella societĂ , a causa forse della moltitudini di immagini che ci provengono perlopiĂč dagli smarthphone: oggi sono loro i re della diretta.
Di qui la sollecitudine di una parte di artisti di dedicarsi non proprio alla cronaca, ma alla messa in scena di situazioni cosiddette “realistiche” o artefatte. C’ù comunque anche foto documentaria, ma poca, come la bellissima serie “Potraits in the time of Aids”, 1988 di Rosalind Fox Solomon o quella sugli immigrati di Calais di Bruno Serralongue presso Air de Paris, ma anche la serie “Congo Far West”, tra storia di colonialismo e attualitĂ , di Sammy Baloji presso la Imane FarĂ©s, fino al lavoro del notissimo Liu Bolin che questa volta si Ăš nascosto dietro innumerevoli copertine della rivista satirica Charlie Hebdo, quella prima dell’attentato, presentato presso la Galerie Paris-Beijing.
Ma per parlare un po’ di cifre, ecco Martin Parr con la bella Fashion Magazine: Fashion, New York (1999) a 19mila euro, o Washington Square, Winter, New York, (1954) di AndrĂ© KertĂ©sz a 56mila, ma anche Untitled (1923-26) di LĂ szlĂČ Moholy-Nagy a 108mila euro alla Stephen Daiter Gallery di Chicago.
Inoltre tanta foto al femminile, per esempio alla londinese Richard Saltoun che Ăš specializzata sulla foto post-bellica e contemporanea con un interesse per artisti concettuali e femministe, oppure presso la Thessa Herold Gallery che presenta «La photographie au fĂ©minin», che celebra le donne come modelli o fotografe, o la fotografa australiana Rosemary Laing alla Tolarno Gallery. Ma che l’americana Nan Goldin, la francese Suzanne Lafont, l’americana che vive in Francia Jane Evelyn Atwood, l’olandese Viviane Sassen, la parigina ValĂ©rie Belin, la svizzera Sabine Weiss, l’americana Susan Meiselas e la francese AgnĂšs Varda.
Infine, le due collezioni da non perdere, sono quella di Giorgio Armani Acqua #6 e quella di Enea Righi, che presenta la bellissima serie “Regarde moi comme je te vois” con un centinaio di ritratti realizzati da Cy Twombly, tra quotidianità e eternità.
E se vi resta un po’ di tempo per andare in giro per le strade della Capitale, allora da non perdere presso la parigina Galerie des Galeries la prima esposizione francese dell’artista americano Alex Prager: in mostra foto recenti e il suo ultimo film, ma anche alla galleria Polka una mostra di lavori recenti di Wim & Donata Wenders dal titolo “Places of the Mind”. Buona “passeggiata”. (livia de leoni)

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