Alla fine si farà. Malgrado il de profundis pronunciato dall’assessore alla cultura romano Umberto Croppi, seguito da un lungo silenzio che pareva a tutti quanto mai “di tomba”, l’ottava edizione del
FotoGrafia – Festival prenderà il via il prossimo 26 marzo. Certo, l’otto volante politico-amministrativo ha rallentato non poco la macchina organizzativa di Zoneattive, e ancora – a poco più di due mesi dal via – i programmi sono poco più che di massima. Noto il tema:
Declinazioni della Gioia: visioni e rappresentazioni. Fulcro del Festival saranno come lo scorso anno gli spazi del Palazzo delle Esposizioni, con una grande mostra collettiva fatta di proiezioni, slide show e videoinstallazioni dedicati alla gioia e alle sue declinazioni. Spazi che saranno accompagnati da una ricca partecipazione dei principali Istituti di cultura stranieri e da un circuito di mostre in gallerie d’arte, scuole e spazi informali attivi nella città. Anche quest’anno dunque il festival vuole crescere insieme alle realtà artistiche ed espositive più significative della capitale, con una attenzione particolare alla qualità delle proposte, ai progetti emergenti, e ai giovani fotografi. Potranno essere presentate più proposte, ma ne verrà accettata una sola per ogni galleria e, ove possibile, le proposte dovranno rappresentare un’anteprima italiana, sicuramente per Roma. Le proposte di artisti e gallerie – che anche noi invitiamo a sostenere il Festival con una massiccia partecipazione – dovranno pervenire entro il prossimo 18 febbraio presso gli uffici di Zoneattive. Confermata anche la seconda edizione del
Premio Iila, assegnato nell’ambito di una rassegna dedicata a fotografi provenienti dai Paesi latinoamericani membri dell’Istituto Italo-Latino Americano. Il vincitore della prima edizione, l’ecuadoriano
Geovanny Verdezoto, esporrà la mostra dal titolo
Roma Oculta all’interno del Palazzo delle Esposizioni. Ora non resta che augurarsi che questa ripartenza sia anche il viatico per l’avvio del cantiere della Casa della Fotografia, disegnata da
J. M. Schivo in uno spazio non distante dall’Auditorium e dal Maxxi, in quello che potrebbe diventare un formidabile polo culturale internazionale.
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