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Pausa pranzo a Palazzo Zevallos. Mozart e Andy Warhol nella sede napoletana di Gallerie d’Italia

di - 27 Ottobre 2017
La galleria di Palazzo Zevallos Stigliano a Napoli costituisce, con le Gallerie di Piazza Scala a Milano e le gallerie di Palazzo Leoni Montanari a Vincenza, il polo museale e culturale di Intesa Sanpaolo. Quella di Napoli rappresenta una tappa obbligatoria per coloro che vogliono osservare da vicino una collezione permanente di tutto rispetto, che include una delle ultime tele di Caravaggio, il Martirio di sant’Orsola. Come se tutto ciò non bastasse, il Palazzo è sempre più spesso scenario di eventi di notevole interesse.
“È aperto a tutti quanti” ne è un valido esempio. Si tratta di una rassegna musicale in cui sono protagonisti gli allievi del Conservatorio di Avellino Domenico Cimarosa. Se volete trascorrere una pausa pranzo diversa dal solito, nel maestoso salone del Palazzo e in allegra compagnia di Schumann, Mozart, Strauss, Ravel, Chopin, Listz, Beethoven, Scarlatti e tanti altri ancora, non potete mancare, dalle 13.30 alle 14.30, il mercoledì, e dalle 13 alle 14, il sabato. L’iniziativa si svolgerà fino all’11 novembre 2017 e, magari, sarà anche l’occasione per visitare la mostra “Le mille luci di New York”, in corso fino al 5 novembre.
Dopo il successo della mostra di Marco Petrus, la sede napoletana continua a cavalcare l’onda della pop art, proponendo i mostri sacri di questa corrente: Jean-Michel Basquiat, Francesco Clemente, Keith Haring, Julian Schnabel e ovviamente Andy Warhol. Intervenuti all’apertura, l’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli, Gaetano Daniele, il responsabile delle attività culturali di Intesa Sanpaolo, Michele Coppola, e il curatore della mostra, Luca Beatrice. A quest’ultimo è stato affidato il compito di spiegare che, se all’ultimo piano di Palazzo Zevallos c’è un’opera di una “rockstar” della propria epoca, ovvero Caravaggio, è possibile aprire le porte anche a star di correnti artistiche più recenti. Certo, che alle rockstar della pop art ci si avvicini con meno timore reverenziale è poco ma sicuro. Altro punto cardine degli interventi di Coppola e Beatrice è stato l’accostamento tra New York e Napoli. A parte similitudini onomastiche varie e il riferimento al romanzo di Jay McInerney, pare che qui si possa respirare un’aria da Grande Mela. Beatrice afferma che è rimasto agli anni ’80 e quando gli chiediamo come mai ci sia un focus su questo decennio, risponde che è un’epoca su cui c’è ancora tanto da dire e da approfondire.
“Le mille luci di New York” è un’esposizione funzionale a chi desidera avvicinarsi alla Pop Art. Nella prima sala ci sono le opere di Warhol, dal ritratto di Lenin a quello di Lucio Amelio, una tela che fa da ulteriore testimonianza del rapporto di amicizia che legava l’artista e il gallerista. Poco lontano da Lenin c’è Levi’s, unico simbolo dei famosi modularismi dell’artista poiché i due Vesuvius esposti – rosso e nero – restano degli unicum. A seguire, tre untitled di Keith Haring, pioniere di una street art realmente considerata arte. Una di queste, compresa in una massiccia cornice dorata, desta una certa impressione, dalla strada al salotto di qualche generoso collezionista. Tra Haring e Schnabel, l’unica tela di Basquiat, Skull, anch’essa concessa da un collezionista privato, inconfondibile per alcuni fattori ricorrenti nei lavori di questo artista come numeri, scritte e disegni infantilistici. Il ritratto di Gian Enzo Sperone firmato Julian Schnabel è fatto di olio e piatti rotti su legno: piatti e frammenti di tazzine sembrano accentuare ora le rughe della fronte, ora il naso. Di Schnabel sono presenti anche opere su velluto, come Carey e Fox Farm Painting XI. Nell’ultima sala, le tele di Francesco Clemente, prese in prestito da alcune sale del MADRE. Oltre a un autoritratto, i Place of Power, che più si osservano e più mostrano quanto la simmetria delle composizioni sia solo apparente. (Ambra Benvenuto)

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