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Piero della Francesca cyberpunk. A Riccione, alla scoperta dei progetti di Var Digital Art

di - 14 Maggio 2019
È in corso la Convention 2019 intelligenze in sinergia, organizzata da Var Group presso il Palazzo dei Congressi di Riccione, location unica nel centro della città romagnola. La profonda conoscenza dei processi aziendali del Gruppo, data dalla continua ricerca e dalla stretta collaborazione con Start up e Poli Universitari, si unisce all’integrazione di più elementi, giungendo a coinvolgere nella sua attività anche l’arte contemporanea, con grande attenzione verso la digital art.
Var Digital Art è infatti il progetto, a cura di Ennio Bianco, al quarto piano del Palariccione, che intende creare una contaminazione tra il mondo dell’impresa e quelli dell’arte, della tecnologia e dell’innovazione. Vincenzo Marsiglia e Alessandro Capozzo sono gli artisti invitati a questa edizione e presentano due opere, allestite l’una di fronte all’altra, tra un pubblico impegnato nel cogliere tutte le possibili novità tecnologiche finalizzate a far crescere il business e attento, altresì, ad afferrare particolari creativi che li catapultano in altri universi. Naturalmente legata al mondo dell’informatica e dell’innovazione tecnologia nel suo continuo sviluppo, l’arte digitale è di certo una buona compagna di viaggio per Var Group che ha deciso di presentarla all’interno della Convention.
Diptych IAI è il lavoro di Vincenzo Marsiglia (1972), dal titolo giocoso e intento a rimarcare un concetto che sin da subito emerge: Intelligence Artificial Intelligence (IAI). Nella società contemporanea il rilevamento del volto costituisce una problematica che molti ricercatori si stanno impegnando a risolvere ed è proprio la capacità di generare volti artificiali che Marsiglia ha messo a confronto nel suo “dittico digitale”, ponendo all’attenzione del fruitore, da una parte, il reale e, dall’altra, l’artificiale, per una riflessione etica sul tema. Precursori i ritratti e in particolar modo il dittico di Piero della Francesca, che raffigura i signori di Urbino, Federico da Montefeltro e sua moglie Battista Sforza, che sembrano emergere dai pixel e dalle stelle a quattro punte, vero e proprio logo dell’artista, come un lontano ricordo.
Alessandro Capozzo (1970), con MOT3TU5, mobilita i suoi studi musicologici con un’opera il cui titolo deriva dal termine latino motetus, ovvero la forma tradizionale di composizione classica della polifonia occidentale, spiega il curatore. Un algoritmo di apprendimento automatico genera testi senza alcun significato logico, interpretati poi dallo spettatore, selezionando fiumi di parole presenti originariamente in due libri di Galileo Galilei e di Isaac Newton, fondamentali per il pensiero scientifico occidentale. Una sorta di fake proveniente dalla più alta letteratura che assume visivamente forme poetiche e armoniche con vocaboli che cadono lentamente dall’alto e si uniscono casualmente.
Il lavoro video e audio di Capozzo si specchia nei volti di Vincenzo Marsiglia e suscita una serie di interrogativi che la tecnologia senza la rielaborazione artistica non riuscirebbe a stimolare. (Milena Becci)
In home: Alessandro Capozzo, MOT3TU5, 2019, Software personalizzato con Processing, Schermi 4k, audio speakers
In alto: Vincenzo Marsiglia, Diptych IAI, 2019, Schermo 4k, applicazione per iPad, apple tv e iPad

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