Dieci anni e sei edizioni, per una nuova panoramica delle tendenze dell’arte di oggi nell’Europa Centrale e nel resto del mondo. È iniziata ieri la Biennale di Praga, che dopo la prima edizione del 2003, organizzata con la National Gallery, a cui hanno fatto seguito diverse edizioni nello spazio industriale di Karlin Hall, per passare poi al grattacielo Microna, quest’anno la Biennale curata da Helena Kontova passa alla Freight Railway Station, zona Zizkov. Una location di stampo funzionalista, costruita nel 1936, e che oggi si presenta riadattata dai progettisti Karel Caivas e Vladimír Weiss, che è inoltre diventata monumento nazionale nello scorso marzo.
Ma cosa si vedrà in questa sesta Biennale che arriva giusta giusta una settimana dopo l’opening veneziano? Punto cruciale di tutta la kermesse sarà la sezione “Expanded Painting”, a cura di Helena Kontova, Giancarlo Politi e Nicola Trezzi, un focus come è sempre avvenuto in questi anni sulla pittura contemporanea e che in scena avrà da Alberto Garutti a Peter Halley, da Agostino Bonalumi a Roman Liška, da Angel Otero a Michael E. Smith.
Seconda sezione, curata invece da Zuzana Blochová e Patricia Talacko, intitolata “Flow”, che anziché cercare una definizione mira a raccontare l’empatia degli artisti verso pensieri e fascinazioni più intellettuali: Quirin Bäumler, Bernhard Lehner, Jonas Lipps, Matteo Rovesciato, Richard Stipl, Domenico Bosco sono solo alcuni dei nomi che troverete qui.
E poi, ovviamente dopo l’italianità, spazio è dato anche dalla sezione slovacca “Oltre l’Arte”, a cura di Mira Sikorová-Putišová, con un focus molto sociale, portato in scena da “creativi” che sono nati in terra ceca, ma che spesso hanno scelto l’estero per lavorare: Anton Čierny, Daniela Krajčová, Lucia Nimcova, Štefan Papco, Tomáš Rafa e Jaroslav Varga sono alcuni dei presenti. Dulcis in fundo un omaggio a Miroslav Tichý, a cura di Roman Buxbaum e l’opening collaterale di Prague Biennale Photo 3, dal titolo “Photography, Reconstructed”, a cura di Pavel Vančát. In scena la decostruzione e ricostruzione dell’immagine fotografica, per voltare pagina rispetto alla fotografia modernista e realizzare anche un discorso critico intorno all’uso delle icone. Qui troverete in scena, tra gli altri, Miriam Böhm, Václav Kopecký, Jörg Sasse, Aleksandra Vajd e Marianne Viero.