Un tempo c’erano le serate futuriste, poi è stato coniato il termine performance, ci sono stati i tempi d’oro del Weiner Actionismus e della body art, infine l’evoluzione nel post-human. In questo momento l’apparenza è che non ci siano correnti che si esprimono principalmente attraverso la presenza fisica dell’individuo. Eppure, ponendo attenzione, ci sono le folli associazioni d’idee di John Bock, gli schieramenti di modelle di Vanessa Beecroft, ma anche i galleristi trasformati in peluche da Maurizio Cattelan. E spesso proprio la performance è stata un buon lasciapassare per il mondo dell’arte, pensiamo all’esempio di Sislej Xhafa e alla sua personificazione del padiglione albanese indipendente alla Biennale.
La Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento organizzando il primo Premio Internazionale della Performance ha allora voluto fare ricerca nelle modalità espressive del contemporaneo, senza lasciarsi andare alle tendenze più evidenti, ma lanciando una sfida alle generazioni più giovani di artisti.
La risposta c’è stata (un centinaio di iscrizioni da tutto il mondo) e il metodo è stato anch’esso un esperimento: tutto digitale. I partecipanti hanno infatti letto il bando on-line e inviato il materiale esclusivamente via mail, ma anche la stessa commissione (composta da Marina Abramovic, Renato Barilli, Barbara Boninsegna, Fabio Cavallucci, Sabine Folie, Andrea Lissoni, Virgilio Sieni) ha visionato il tutto in Rete dal proprio computer.
L’atto conclusivo è questo fine settimana ed è realizzato attraverso una collaborazione con il festival trentino Drodesera, tanto che location d’eccezione è la centrale idroelettrica di Fies a Dro.
Finalisti sono: Gale Allen (Canada), Sonia Brunelli (Italia), Dafne Boggeri (Italia), Sarawut Chutiwongpeti (Thailandia), Köken Ergun (Turchia), Michael Fliri (Italia), Open (Italia), Benedetta Panisson (Italia), Aura Satz (Spagna/UK), Cosimo Terlizzi (Italia), Nico Vascellari (Italia), Anna Vivo (Italia). (mariella rossi)
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