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Quando la coppia scoppia. Se Beatrice Merz (rin)nega l’intervista ad Arte…

di - 17 Marzo 2010

Per i lettori di Arte, la diffusa rivista Mondadori-Cairo, è uno degli appuntamenti più attesi. Perché è scorrevole, godibile, va a fondo dei temi trattati ma non si nega qualche evasione nel privato, fino a sfiorare il gossipparo.
È la rubrica “Due sul divano”, nella quale il mensile mette appunto due protagonisti di fronte bersagliandoli di domande a raffica che prendono spunto da una tematica che li accomuna. Scelta quasi scontata, mettere di fronte – nel numero di marzo – Andrea Bellini e Beatrice Merz, i freschi condirettori del Castello di Rivoli.
Tutto predisposto, servizi fotografici realizzati, domande inviate… Se non che, una settimana dopo aver posato per il fotografo, l’annuncio: la Merz nega intervista e utilizzo delle foto. E l’articolo – giustamente – esce, con la sola “colonna” di Bellini completa, contrapposta ad una sfilza di domande senza risposta. E con tante silhouette al posto delle foto della (non) intervistata. Il Museo piemontese, certo, non ci fa una bella figura…
Cosa è successo? Non lo sappiamo, né Arte lo spiega. Con ogni probabilità la Merz non ha gradito qualche domanda di un Luca Beatrice – era lui dall’altra parte del microfono – particolarmente diretto. Qualche esempio? “In molti si chiedono come tu sia finita a Rivoli. Già. Cosa non sappiamo? Facevi parte dei selezionatori e, d’un tratto, sei entrata nella rosa dei candidati, cos’è accaduto? Perché non ti è stato chiesto un progetto, come agli altri otto candidati? L’ultima volta che hai curato una mostra eri una ragazza, capitava all’inizio degli anni Novanta allo Zoo di Torino, che non c’è nemmeno più…”.

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[exibart]

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  • Ma in questa foto Bellini non assomiglia a Rutelli da ggiovane?
    La Merz mi pare assomigliare invece a Diabolik!

  • Questa la dice lunga sulla professionalità delle strutture torinesi, tanti anni di onorato lavoro, investimenti, intenzioni, e cosa hanno prodotto???

  • Agli amici di Exibart e ai suoi lettori mi sento in dovere di precisare alcuni passaggi. La storia è andata proprio come la raccontate voi, con uno scambio di mail cortesi con la signora Merz che accetta di buon grado l'intervista. Poi il ripensamento, improvviso cui non ha mai voluto dare spiegazioni. Colpisce in questo la totale latitanza dell'istituzione Castello di Rivoli: di norma se un direttore declina un'intervista è l'ufficio stampa a "filtrare" o dare spiegazioni. E colpisce l'andare in direzione opposta rispetto all'"operazione simpatia" proposta da Minoli e Bellini, nel tentativo di riavvicinare un Museo vecchio e stanco al pubblico: se queste sono le premesse non c'è da essere allegri. Allora mi è venuto in mente che nell'anno di lavoro alla Biennale di Venezia giornalisti, critici, addetti ai lavori non hanno mai risparmiato attacchi feroci a me e alla mia socia Beatrice. Eppure non ci sono saltati i nervi, queste sono le regole del gioco, baby, hai voluto la bicicletta ora pedala. La reazione della signora Merz non può che confermare il sospetto di molti, ovvero trattasi della persona sbagliata al posto sbagliato, e chi ce l'ha messa è un irresponsabile.

  • c'è da dire che il signor Beatrice di mostre in tutti questi anni ne ha 'curate' forse migliaia, purtroppo, e risulta perciò molto difficile, se non impossibile, scovarne una veramente di qualità e aliena da palesi interessi mercantili.
    c f

  • ma mi scusino: Bellini, che mi sta pure simpatico, oltre che per la sua spavalderia, come è arrivato ad artissima?
    Quale stratosferico curriculum detiene?
    Rivoli dopo aver preso Carolyn Christov-Bakargiev espulsa dal PS1(ora a Kassel marionetta nelle mani di Kaspar König) prende Bellini e la Merz che, navigando in territorio italico non hanno mai corso il rischio di essere messi alla porta da una istituzione...tutto normale!

  • Luca Beatrice è lucidissimo e attento. Quindi ritorno a pensare al suo padiglione italia, e mi chiedo come sia stato possibile (salvo solo alcuni aspetti, tra cui l'impostazione di montesano e i legittimi dipintiburger di verlato).

    In realtà il padiglione italia di luca beatrice e beatrice buscaroli ha presentato la definizione elementare, popolare e governativa di "arte moderna". Colori, alta definizione, dipinti, video "gustosi" (seppure la sala video era insopportabile per l'odore di chiuso, il caldo e la mancanza di ossigeno) light box e paiette. La scelta è assolutamente legittima. Anche se emerge un tipo di arte totalmente addomesticata. Direi una legittima ikea pretenziosa e grossolana. Una tipo di arte che pretende ancora di aggiungere immagini e colori in una fase storica già satura ed esausta. Quindi tutto tende ad essere stucchevole fuori dal tempo.

    I due Beatrice non potevano fare altro perchè il governo si aspettava quella mostra, e doveva essere una mostra in linea con una vaga idea di gusto popolare. Cose da DDR sovietica. Anche tutto questo è legittimo, non si vive di soli ideali, e i due curatori non hanno ucciso nessuno.

    Ora però, questo atteggiamento è assolutamente in linea con le dinamiche incerte e grossolane di Rivoli. Dinamiche filo-politiche. E quindi ci vedo il bue che dice cornuto all'asino. Luca Betarice, di cosa ti lamenti? Cosa rivendichi? Che tu stesso ti ti muovi all'interno delle medesime dinamiche?

  • Giustamente Luca Beatrice dice: hai voluto la bicicletta, allora pedala.
    Luca Rossi, invece, come fai a parlare di Ikea per il Padiglione Italia alla scorsa Biennale?
    Altro che Ikea, quello era un Mercatone Uno.

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