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Rissa per la Legge di Bilancio ma si va avanti e si riducono le speranze per il MAXXI

di - 29 Dicembre 2018
E così l’agenda politica del 2018 si chiude nella maniera più prevedibile, con urla, spintoni e sedute sospese. Atmosfera da stadio alla Camera per l’approvazione del maxiemendamento alla legge di bilancio presentato dal governo gialloverde, con le opposizioni che invocano la discussione di merito del disegno di legge e chiedono il ritorno in commissione Bilancio e la maggioranza che vota e boccia la richiesta. Se Vittorio Sgarbi (gruppo Misto) non l’ha certo mandata a dire, accusando i Cinque Stelle di «umiliare il Parlamento», Forza Italia ha pensato bene di spostare la questione sui social, lanciando l’hashtag #manovracontro.
Ma si deve andare avanti, il 31 novembre, limite ultimo per la presentazione della legge al Presidente della Repubblica, si avvicina. Oltre quella data, sarebbe necessario ricorrere all’esercizio provvisorio di bilancio, che comunque non può essere usato senza il voto delle Camere e che ha una durata limitata nel tempo. «L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi», si legge nell’articolo 81 della Costituzioni. Insomma, non il modo migliore per iniziare il nuovo anno. Si deve ricordare che questa Legge di Bilancio – che in sostanza determina il modo in cui uno Stato può spendere il suo portafoglio – è il frutto di tormentate trattative non solo tra Lega e Movimento 5 Stelle ma anche tra governo e Commissione Europea, che ha pesantemente rivisito i testi.
E si riducono al lumicino le speranze di una nuova formulazione della discussa manovra di redistribuzione dei fondi del PAC-Piano Arte Contemporanea, che ridurrà il budget per il MAXXI a 500mila euro. Con il subemendamento presentato dal Gruppo Cinque Stelle, 3 dei 4 milioni di euro destinati al Piano verranno dirottati verso la promozione dell’arte contemporanea italiana all’estero e il restante sarà da dividere tra il finanziamento al MAXXI e le altre attività legate al contemporaneo. «Si dimezzano, dal 2020, le risorse per il progetto MAXXI L’Aquila. Ci vediamo costretti a ripensare e ridurre dunque progetti e attività già programmati per il 2019. Chiederemo al Ministero dei beni culturali, socio fondatore-promotore della Fondazione MAXXI (di cui fanno parte anche la Regione Lazio e istituzioni private, tra cui l’Enel, ndr) di rivedere una scelta che penalizza ingiustamente il MAXXI e Roma», aveva dichiarato Giovanna Melandri, presidente della Fondazione MAXXI.
Abbiamo già scritto di tutti gli effetti della manovra sul mondo della cultura e dell’editoria ma anche gli altri settori sembrano essere piuttosto scontenti, dalle pubbliche amministrazioni, i cui organici sono ridotti sempre più all’osso e che hanno visto slittare le assunzioni promesse, all’istruzione, che potrà godere di investimenti ridotti da 48.3 milioni di euro a 44.4 nel giro di tre anni. Fortemente ridimensionati anche il reddito di cittadinanza, che passa da 9 miliardi a 7.1 miliardi, e quota 100, con 2.7 miliardi in meno per la misura, da 6,7 miliardi a 4. Dopo le veementi proteste, il governo ha poi promesso di rivedere la norma che prevede il raddoppio dell’Ires per gli enti no profit. Ma la soluzione dovrà essere inserita nel primo provvedimento utile a gennaio, proprio poiché non ci sono più i tempi tecnici per modificare la legge. Secondo quanto riporta Agi, la norma costerà alle associazioni del terzo settore ben 118 milioni nel 2019 e 157 nel 2020 e 2021.
Nel tardo pomeriggio di oggi, dunque, il terzo passaggio, con il ritorno alla Camera, che voterà la fiducia alla legge di bilancio ma per l’approvazione definitiva bisognerà aspettare domani. Intanto, la Corte Costituzionale ha fissato per il 9 gennaio la camera di consiglio per esaminare l’ammissibilità del conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato sollevato dal PD sulla manovra. (Cesare Biasini Selvaggi)

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