Aka, perché questo nome?
Il nome “a.k.a.” (acronimo dell’inglese also known as…/anche conosciuto come…) non è casuale. È una sigla vera per dire che sarà sempre sinonimo di qualcos’altro, ovvero uno spazio destinato a mutare nel tempo.
Con quali intenti?
Con l’intento di accogliere e mostrare arte contemporanea accessibile, con la possibilità di trasformarsi in project room per artisti, con la volontà di presentare libri riviste e cd inediti, opere di designer, fotografi e illustratori in limited edition, con la libertà di allestire e smontare showroom temporanei per nuovi fashion designer e nel futuro con l’idea di collaborare con altre gallerie e altri spazi stranieri per portare in Italia quanto ancora non è stato avvistato.
Dunque ci sarà anche un’apertura internazionale?
Ho stabilito connessioni con spazi a Bruxelles, a Londra, a Parigi e porterò qui alcuni lavori di artisti molto giovani. Per poi esportare negli spazi delle gallerie gemelle il lavoro di altri artisti italiani. È un progetto di network che contempla anche Dublino, TelAviv, Montreal, Sao Paolo, Lisbona, Stoccolma, Tiblisi.
Fisicamente dov’è situata la galleria?
Lo spazio aka nasce in luogo di passaggio dietro Campo de’ Fiori con l’intento di offrire una vetrina agli artisti. Una vetrina reale, su strada, nel vero senso del termine.
Altri progetti espositivi?
Amiamo le opere su carta, sicché faremo un’intera mostra su carta di Tracey Bush, presente anche nell’archivio della Tate. Kroitnijz produce documentari e ama il supporto video in tutte le sue forme quindi presenta i video di Nick Ferguson, altro artista inglese molto dotato, ma anche l’italiano Luigi Rizzo, selezionato due anni fa tra i cinque artisti per la borsa di studio del P.S.1 Program, e Chiara Camoni di cui amo molto il lavoro. Nel Febbraio 2005 è prevista a Londra una collettiva di Roccasalva, Dal Pont, Uni, Ago e Dojmi mentre gli artisti della stessa galleria saranno ospiti di a.k.a. il mese dopo.
E il vostro pubblico? Il vostro target? Insomma, per chi è aka?
Non soltanto per addetti ai lavori, ma per chi normalmente fatica a varcare l’accesso a un cortile per visitare una galleria e spesso non sa cosa si perde, mentre trovando lo spazio davanti a un panettiere – come il nostro – entra e magari vede, osserva, addirittura si ferma per guardare.
Voi siete Milano based. Peché avete scelto Roma per aprire la vostra galleria?
Perché è mossa come lo è la morfologia urbana e ti spinge ad andare sempre oltre. Perché a Roma si respira e si cammina molto e si incontra di tutto come in ogni grande città europea. Perché la città sdrammatizza su tutto… e non è nevrotica.
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