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Roma, Galleria Borghese. La “collezione perfetta” e la nuova acquisizione: una donazione d’inestimabile valore che da privata diventa pubblica

di - 20 Settembre 2016
Dopo il caso degli acquisti di Giulio Cantalamessa, della Verità di Bernini, della Danae di Correggio, c’è stato un lungo periodo di stallo in fatto di nuove acquisizioni in Casa Borghese. Ora, ci pensa la marchesa della Fondazione Sacchetti ad accorciare le distanze e il Museo, tempio sacro e profano del cardinale Scipione, si arricchisce di un altro dipinto. Si tratta del Ritratto di Giulio Sacchetti, eseguito nel 1626, da uno dei più grandi pittori del ‘600 romano: Pietro da Cortona.
A seguito della perdita di parte della collezione, svenduta nel 1807 al cognato Napoleone, Camillo comincia ad attivarsi per ricostituirla: è del 1827 infatti l’acquisto della Danae di Correggio, un olio del 1530/31, passato per Stoccolma, nella collezione di Cristina di Svezia (amica intima di Bernini), portato a Roma, poi a Parigi  e Londra e infine acquistato a Parigi.
Questo episodio segna un inizio importante nella storia della Galleria: dopo la Danae, entreranno al museo, appunto, con gli acquisti di Giulio Cantalamessa due vedute di Canaletto, S.M. Egiziaca attribuito a Ribera, la Madonna con Bambino di Batoni, Tobiolo e l’angelo di Savoldo, e anche, con la donazione da parte del proprietario Messinger, uno dei 3 autoritratti di Bernini, oltre la Verità, dal 1924, e il busto di Cristo attribuito a Michelangelo, dal 1984.
Con l’ingresso di rari pezzi scultorei o dipinti, nature morte (il 19 novembre si aprirà la mostra​ dedicata a questo genere) e adesso anche ritratti, la vivacità è di casa alla Galleria Borghese nonostante, come racconta durante la conferenza stampa, la direttrice Anna Coliva (alla presenza del Ministro) la collezione sia vincolata al fidecommisso. “Una legge di tutela che vanta origini antiche, e che non riguarda solo la legislazione dei governi più sciagurati”.
Per di più la donazione, in tempi moderni, è un fatto ormai eccezionale e non più dettata, come ai tempi, il caso del ritratto in questione, da una consuetudine di accordi matrimoniali e dinastici. Ha dunque un valore aggiunto, oltre quello economico (che si aggira intorno ai due milioni di euro). E rappresenterà un altro motivo di ripensare l’allestimento dello spazio. Con ogni probabilità infatti il ritratto, andrà ad accompagnare l’altra opera di Pietro da Cortona, quello che ritrae il fratello Marcello Sacchetti (già in collezione) e sarà destinato a una delle pareti brevi della sala del Concilio degli Dei di Giovanni Lanfranco del 1624/25. Il Seicento tra Bologna e Roma è racchiuso in una stanza: la sala XIV della Borghese che vede già esposti oltre ai tondi di Francesco Albani, i paesaggi di Grimaldi, Paul Bril, i tre autoritratti di Bernini, sarà impreziosito dai due pezzi di Cortona, per chiudere in bellezza il cerchio della pittura del ‘600. (Anna de Fazio Siciliano)

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