Il progetto si chiama C.U.S. che significa “Cerca e usa una smorfia”. Con questo lavoro quello di Pino Boresta è diventato un volto familiare per gli abitanti delle principali città italiane. Nell’ambito del suo Intervento Urbano di Interferenza Culturale, portato avanti da anni, Boresta invade lo spazio urbano con i bizzarri C.U.S., immagini della sua faccina-logo -intenta a esibirsi in smorfie di ogni sorta- utilizzate come presenze ironiche che convertono in improbabili tracce virali i segni convenzionali di cui si compone la mappa di una città.
In mostra presso gli spazi di Metaverso, le opere raccontano di queste contaminazioni buffe e indisciplinate. Ci sono poi i D.U.R. (documenti urbani rettificati), gli S.S.R.(segnaletica stradale rettificata) e gli S.D. (smorfie deteriorate): in queste ultime le smorfie di Boresta sono sottoposte agli agenti climatici e all’inquinamento o diventano la base per gli interventi di writers e di passanti che hanno voglia lasciargli un messaggio.
Singolare complemento d’arredo è la serie di “chincaglierie”, piccole modifiche effettuate da Boresta su oggetti di uso comune (lattine di pelati, magliette, borsette, porta penne, bottiglie di vino, ecc. ), rimarcando ulteriormente il concetto di commistione tra arte e quotidianità, desacralizzando la prima e introducendo nell’altra elementi insoliti e spiazzanti.
Una chicca. Durante la serata gli originalissimi inviti verranno numerati ed autografati dall’artista e distribuiti al pubblico.
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