Presentato in anteprima il complesso archeologico del “vicus Caprarius”, denominato anche “Città dell’acqua ”, che rappresenta un raro esempio di quartiere abitativo dell’età imperiale, portato alla luce durante i lavori di ristrutturazione effettuati sotto la direzione scientifica della Soprintendenza archeologica di Roma.
Gli scavi sono stati finanziati interamente dal Gruppo Cremonini, che ha investito oltre 1,5 milioni di euro per recuperare il patrimonio archeologico custodito nel palazzo, e rappresentano un esempio di collaborazione di successo tra pubblico e privato per la salvaguardia delle testimonianze urbanistiche dei secoli passati.
Il Gruppo Cremonini, oltre ad aver finanziato scavi, indagini e restauro, ha contribuito a valorizzare l’area archeologica, di circa 400 mq, con l’allestimento di un sito museale in loco.
In particolare, le strutture rinvenute sono riferibili ad un isolato articolato in due edifici, che doveva estendersi su una superficie di oltre 2.000 mq tra le odierne via di S. Vincenzo (l’antico vicus Caprarius o Capralicus) e via del Lavatore. In una fase successiva, databile in età adrianea, gli ambienti sono stati trasformati in vani comunicanti di un unico grande serbatoio idrico dell’Acquedotto Vergine, con capacità stimabile in circa 150.000 litri.
Al complesso di età imperiale si sovrappongono, infine, i resti di un notevole insediamento di età medievale costituito dalle strutture di due edifici, quasi certamente abitazioni, databili fra il XII ed il XIII secolo.
[exibart]
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