Mikayel Ohanjanyan, Legami Ties that Bind, 2025, installation view - Ph. di Nicola Gnesi
I legami sono architetture invisibili, forze che stringono, incidono e tengono insieme. Su questo concetto si sviluppa il progetto Legami: Ties That Bind di Mikayel Ohanjanyan, che lo vede protagonista di una personale al mudaC | museo delle arti di Carrara dal fino al 30 agosto 2026. Cresciuto tra Armenia e Italia, il suo lavoro riflette la sua storia e le sue radici culturali. Per lui il legame è una responsabilità che connette persone, comunità, presente e passato e l’umanità è una rete in cui tutto e tutti dipendono gli uni dagli altri.
La mostra, curata da Christopher Atamian e Tamar Hovsepian per Atamian Hovsepian Curatorial Practice, si presenta come un intervento unitario e site-specific concepito in stretta relazione con il contesto carrarese, dove l’artista ha recentemente aperto il proprio studio. Cinque sculture in marmo, dieci blocchi bianchi uniti a due a due che mostrano tutto il loro peso e insieme la loro forza, legati da cavi d’acciaio che li attraversano e li serrano. Il metallo e il marmo li rendono apparentemente freddi, eppure la loro superficie sembra morbida, quasi viva, costretta a stare insieme dalle funi che incidono la pietra come corde che scavano nella carne. I solchi raccontano una resistenza, per mantenerli uniti il metallo deve penetrare e stringere. Eppure, alla fine, la leggerezza prende il sopravvento, i blocchi paiono fluttuare, accettando il loro destino, la loro condizione di unione forzata.
È allora che il cavo si ferma e la tensione si trasforma in armonia, tutto resta unito, senza più resistenza. In questa tensione, fisica e simbolica, prende forma la sua scultura, un campo di forze dove si avverte presenza e consapevolezza. Il marmo di Carrara non è scelto a caso, carico di storia e significati, da secoli scelto per la sua purezza e la capacità di dare forma a sculture perfette, armoniose e proporzionate, viene qui sottratto a quella stessa tradizione. I blocchi non combaciano e non cercano armonia, a volte addirittura risultano incompatibili. La loro forza sta nella resistenza che li tiene insieme e che li rende vivi. Infondo come siamo noi essere umani: imperfetti, fragili ma capaci di mostrarci forti. Accompagna la mostra un catalogo, con testi critici di Christopher Atamian, Cinzia Compalati e Tamar Hovsepian. L’esposizione è promossa dal Comune di Carrara e prodotta dal mudaC ǀ museo delle arti di Carrara con il contributo all’artista di AGBU Armenian General Benevolent Union e di Patrick Bahadourian.
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