Pochi possono dire di sapere effettivamente chi sia: ci pensa la biografia firmata da Sabrina De Gregori, allora, a svelare le verità nascoste da Banksy, lo street artist di Bristol che sta alla pop art come i suoi compaesani Portishead stanno alla pop music. Per una anticipazione frugate nelle pagine de Il Sole 24Ore.
C’è tempo fino a domenica per vedere, al Museo di Trastevere, il frutto dei laboratori d’arte che coinvolgono i ragazzi disabili della Comunità di Sant’Egidio. Una semplice operazione terapeutica o c’è dell’altro? Secondo Simonetta Lux, intercettata da L’Unità, la risposta giusta è la seconda: “in questo fare insieme creano un’opera d’arte processuale”.
Arte su carta a Venezia, oggi; Michael Cunningham presenta a Palazzo Grassi il suo nuovo romanzo, Al limite della notte, storia costruita sulla vita di un mercante a caccia di “un artista che non si accontenti di realizzare opere interessanti, ma sappia ritrovare la bellezza”. Per leggere qualche stralcio affidarsi a il Manifesto.
Coccodrillo per Sadamitsu Fujita su Avvenire, il graphic designer che ha firmato – tra le altre – le copertine de “Il Padrino” e di alcuni romanzi di Truman Capote, è morto a NYC alla veneranda età di 89 anni. Negli editoriali de Il Foglio compare un plauso all’azione coordinata Bondi – Tremonti per tentare di rivitalizzare i sostegni alla cultura: ok per il tax shelter, ma secondo il giornale di Giuliano Ferrara ora tocca ai privati farsi attori del sostegno al settore. Auguri.
Carrellata di preview: sulle pagine milanesi de La Repubblica si parla delle foto di Yossi Loloi allo Studio Barbieri ma anche di Liu Bolin, il trasformista che si mimetizza in paesaggi e monumenti approda a Spazio Forma; Il Fatto Quotidiano ci porta alla GAM di Torino per la performance di Antonio Riello, che per due mesi farà indossare a dipendenti – e direttore – una nuova divisa realizzata in Tartan-Torino, tessuto creato per l’occasione sintetizzando colori simbolo della città (tra cui, immancabili, il granata e il bianco-nero!).
Spassoso Il Giornale, che ci riporta l’ultima moda nata sotto la Tour Eiffel: a Parigi spopolano i cafés mortels, party felici dove ci si incontra per parlare di morte. Immancabile quindi l’intervista ad Eugenio Alberti Schartz, che un anno fa convinse 224 vip italiani (dalla A di Andreotti alla V di Vallanzasca) a scrivere un proprio ipotetico epitaffio. Che è finito insieme agli altri in un libro, dal titolo mitico: Meglio qui che in riunione. Requiescant in pace. (selezione a cura di francesco sala)
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