Attacco frontale al governo da parte de L’Unità, che cavalca il crollo della Casa dei Gladiatori per una nuova raffica di bordate. Dito puntato contro Bunga Bondi, ma anche contro Frattini: per contenere i costi di affitto l’Istituto Italo Latino – Americano di Roma trasloca da Piazza Cairoli ai Parioli, in una sede considerata troppo piccola. A rischio – si dice – il futuro della ricca raccolta d’arte e della ricchissima biblioteca, tra le più fornite in Europa sulla cultura sudamericana. E a proposito di meraviglie che cadono a pezzi, il dorso lombardo de La Repubblica annuncia che un’infiltrazione fa piovere sull’altare quattrocentesco di Santa Maria delle Grazie in Milano.
Viola sarà anche Viola, ma Caravaggio è Caravaggio: poche storie. Tiepido consenso su Avvenire per la mostra napoletana con cui Bill Viola omaggia il maestro lombardo; altra accoglienza da parte di Maurizio Cecchetti per La Scultura Italiana del XXI secolo che inaugura alla Fondazione Pomodoro. Perché “la scultura è una meridiana che scandisce il tempo in divenire”.
Vecchie e nuove archeologie su La Stampa. Annunciato che ci vorranno un paio d’anni per restituire ai turisti la Domus Aurea, interessata da lavori di consolidamento; da Berlino intanto i lavori alla metropolitana restituiscono undici sculture, tra bronzo e ceramica, sepolte nel ‘37 dal fiscalista Oewerdieck, una specie di Schindler dell’arte, che salvò dalla distruzione opere dei “degenerati” Scharff, Wolff e Freundlich.
Su Il Giornale Luca Beatrice riporta alla luce “dopo un’era di arbitrario oscuramento” il lavoro di Miroslav Tichy, artista della fotografia osteggiato dal regime cecoslovacco. Storia al contrario quella di Renato Guttuso, che Matteo Collura sul Corriere della Sera vede oggi “quasi del tutto dimenticato”. E per far tintinnare i campanelli della memoria propone la lettura dell’ultima monografia in uscita per la casa editrice Flaccovio di Palermo. (selezione a cura di francesco sala)
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L'Unità non è tenuta a spiegarci dove trovare i soldi per Pompei, per la Domus Aurea, per il Colosseo, monumenti assai vetusti che tendono a venir giù, e pure per il Contemporaneo, che è giovinetto, è un business e quindi dovrebbe attarre sponsor privati. L'Unità fa il suo mestiere, ma noi non vogliamo essere oberati dalle tasse: per Pompei sì, ma per il Madre no.