Atmosfere da “falò delle vanità” per l’ultimo romanzo di Michel Houellebecq, La carta e il territorio, in uscita domani per Bompiani. Su La Repubblica ghiotta anticipazione: un bel ritratto di artisti e jet set della cultura, imbalsamato in party e vernissage, raccontato dagli occhi di Jed – artista egli stesso: “la piccola statura di Jed […] gli facilitava la scelta di una posizione sottomessa di solito apprezzata dagli operatori culturali […]. Jed adottava un po’, senza saperlo, l’atteggiamento groove che aveva fatto il successo di Andy Warhol”. Fantasia e realtà, realtà e fantasia: sempre Repubblica lancia in anteprima la scoperta di un nuovo Caravaggio, un Sant’Agostino al momento al vaglio di Silvia Danesi Squarzina, ma la cui autenticità sarebbe suffragata dalla citazione nell’inventario Giustiniani.
Sull’enciclopedia, alla voce “marchetta” – con o senza k – trovate la manchette che pubblica oggi La Stampa. I redattori della pagina della cultura devono essersi persi qualche pezzo quando, pochi giorni fa, hanno dedicato due pagine alla mostra di Firenze sul Bronzino: oggi ci tengono a puntualizzare, in un dieci righe, che quattro delle opere in mostra sono state restaurate grazie ai dollari di una banca americana. Cui prodest?
Molto rumore per nulla la mostra di Cattelan a Milano: una volta accesa la luce il babau non fa poi così paura e di sprecano i commenti all’insegna dello spaghetti-british stile “volemose bbene”. Oggi, sulle pagine milanesi de Il Giornale l’intervista a Ettore Fumagalli, gran visir degli Agenti di Cambio, pelo sullo stomaco da vendere e mezzo secolo di sgomitate in Piazza Affari. Interviene così su L.O.V.E., il dito medio eretto verso la Borsa: “la finanza di questi ultimi anni se l’è meritato […] se è vero che l’opera è stata accolta con tanto entusiasmo c’è da riflettere”. E poi punge: “la Borsa è solo una parte del mondo finanziario e ci sono altri soggetti che meriterebbero di finire all’indice (o al medio) della pubblica piazza”. Infine provoca: “ora che la Borsa di Milano è stata assorbita da Londra, quel palazzo potrebbe diventare un luogo d’arte e di cultura”.
In occasione di Marmomacc, salone veronese che mette insieme pietre e design, sul Corriere della Sera intervista alla spagnola Patricia Urquiola, che riceve oggi il Premio Donne del Marmo. Architetto e designer, ammette: “ero una studentessa quando vidi per la prima volta gli ‘Schiavi’ di Michelangelo. Mi colpirono quelle figure imperfette, sbozzate nel marmo. Come se questa pietra nobile rifiutasse una completezza definitiva. Mi dissi: è impossibile usarla nel design”. E invece… (selezione a cura di francesco sala)
[exibart]
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sono in dirittura d'arrivo con la carte e le territoire e devo dire che, pur non essendo certo il m.h. delle particelle elementari, non è affatto un brutto romanzo