Un provvedimento banale, nella sua semplicità, ma in grado forse di rivoluzionare l’offerta e la redditività dei
servizi aggiuntivi nei musei statali italiani. Una norma sbagliata, frutto di superficialità e frettolosità nell’architettura legislativa, nella migliore delle ipotesi. Di condiscendenza nei confronti di pochi grandi gruppi, nell’accezione maliziosa.
Parliamo dell’articolo 14 della legge 222 del 2007, che prevede l’aggiudicazione dei servizi aggiuntivi attraverso l’affidamento integrato: bookshop, ristoranti, audio guide, merchandising, tutto compreso in un unico bando. Con conseguente “elefantiasi” organizzativa, e disservizi laddove l’aggiudicatario si trova a gestire un ramo di servizi non di sua stretta competenza.
A risolvere il “vulnus”? Ci ha pensato – come informa
la Repubblica – il vituperato (per una buona parte dell’opinione pubblica e della stampa) direttore alla Valorizzazione del Patrimonio
Mario Resca, che per una volta ha messo tutti d’accordo con un provvedimento liberale che va contro gli interessi di grandi gruppi che alcuni lo accusano di difendere (la stessa Mondadori, che vede Resca membro del cda…).
È lui infatti il promotore di un articolo inserito nel testo del decreto sulle Fondazioni Liriche, che di fatto “spacchetta” gli appalti per i singoli servizi, liberando il settore da immotivati ed irragionevoli vincoli.
La cosa assume ulteriore valore in vista della pubblicazione (per luglio) dei bandi per la gestione dei servizi aggiuntivi in numerosi spazi di grande frequentazione che hanno le concessioni scadute ormai dal 2007. Il provvedimento di Resca – almeno così vogliamo leggerlo – certifica sempre di più il ruolo strategico dei servizi aggiuntivi e soprattutto della ristorazione. L’obbiettivo dell’amministrazione statale dovrebbe essere quello di arrivare ad una fruizione a 360 gradi degli spazi museali, non per mercificarne il ruolo, ma per introdurre un’offerta di qualità che duri per tutta la giornata accompagnando visitatori e turisti fin magari a cena. Questo succede ad esempio a Parigi, dove – giusto per restare ai musei statali – il Pompidou ospita il ristorante più trendy della capitale, mentre il Quai Branly ha sul tetto uno stellato da mille e una notte, tutto il contrario del Palais de Tokyo con il suo
TokyoEat, accessibile a tutti e non paludato: un servizio che porta visitatori al museo invece di vivere grazie ai visitatori del museo. Una prospettiva completamente ribaltata che da noi si fa fatica a capire…
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