Su Exibart se n’è parlato abbondantemente. Della disgraziata decadenza dell’arte contemporanea in quel di Bologna, luogo dal quale emersero figure tanto diverse quanto fondamentali come Morandi e Pazienza. Una città che, grazie a quest’ultimo, potè vantare il primo Dams e che espresse una creatività folgorante durante gli anni della contestazione nella seconda metà dei Settanta. E se ora uno spiraglio si può intravedere anche e soprattutto grazie alla nuova nomina di Gianfranco Maraniello a direttore della Gam, alcuni luoghi hanno segnato un’autentica resistenza in questi anni bui. Fra questi, un posto d’onore è rivestito dal Sesto Senso. Il circolo Arci in zona universitaria ha affidato la programmazione di arte contemporanea a Stefano Questioli e ora la fervente attività del locale è testimoniata da un agile catalogo riassuntivo delle ultime due stagioni. Circa cinquanta artisti, oltre al centinaio “deportati abusivamente” con la rassegna “72 dpi”. Si è cominciato con Adriana Torregrossa nel settembre del 2003, attraversando ogni medium immaginabile, per finire -almeno per ora- negli ultimi mesi con alcuni nomi di richiamo, da Cuoghi & Corsello a Gianluca Costantini. Ma il ruolo più adatto, la “vocazione” del Sesto Senso resta quella del talent scouting. Così all’inizio del 2004 è passato da Bologna il writer Bansky e qualche mese dopo, con una mossa che non stupisce conoscendo la vitalità di Fabio Cavallucci, gli “Young Trentino Artists”. E ancora ericailcane e il collettivo lionese microcontact, con conseguente trasferimento del Sesto Senso in quel della città francese.
Dunque, lunga vita al circolo diretto da Giorgio Tinelli. Nella speranza che le istituzioni locali si decidano a riconoscere il ruolo svolto dal Sesto Senso e che di conseguenza elargiscano un qualche sostegno finanziario rilevante. E magari nasca una collaborazione con Maraniello. (marco enrico giacomelli)
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