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Tatuaggi come opere d’arte, tatuatori come artisti? Alla Convention TA2@MI di Milano si rivendica di nuovo il titolo. Con una prova particolare

di - 26 Giugno 2014
B-Ink è il nome di un progetto che nasce dalla necessità e dalla volontà di un gruppo di tatuatori professionisti,  di lanciare un messaggio. Il tatuaggio, in sé, attraversa tutta la nostra storia, da cultura a cultura, arriva fino ai giorni nostri e si espande sempre di più. A dimostrazione, oggi, che un corpo senza inchiostro sembra essere quasi più raro di un corpo su cui è intervenuto l’ago. B-Ink sostiene, con tono audace, che deve esistere un’identificazione del tatuatore come artista. Ed è proprio in occasione della Tattoo Convention TA2@MI, sabato e domenica a Milano, che B-Ink vuole dar voce ed eco alla massima espressività dimostrando di essere in grado di entrare nel blocco dell’arte.
Maurizio Brughera, Elisa Brusati, Francesca De Angelis, Carlo Formisano, Linda Iacono, Valentina Iacono, Andrea Lanzi, Roberto Lauro, Luigi Marchini, Fabio Onorini, Alessandro Pellegrini, P Ink, Antonio Proietti, Simo Snt, Stizzo, Marco Varchetta e Vincent Zattera sono i protagonisti. Ciascuno di loro ha a disposizione una superfice lignea che raffigura una B, proprio come dall’inglese “be”, per dimostrare di essere. Le B di dimensione 50×45 cm diventano la loro prova. Liberi di fare qualsiasi intervento pittorico-decorativo, ora devono dimostrare il loro talento, quello vero, quello che gli potrà permettere di essere chiamati “artisti”. Ma quando un’opera d’arte è riconosciuta come tale? Chi lo stabilisce? Perché? E qui, come per magia, appare la tanto amata e odiata figura del critico. Professione riconosciuta in termini di individuo dal notevole bagaglio culturale in grado di valutare in un contesto estetico e di teoria di bellezza un’opera, che ora deve focalizzare la sua attenzione verso un mondo ancora così tanto inesplorato. Abituati a osservare, scrutare e giudicare, non ci resta che aspettare. B-Ink è un progetto che osa. I tatuatori si mettono in gioco. Ma cosa ne penserà la critica? (Martina Corbetta)

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