Margarita Tupitsyn, curatrice del padiglione russo alla prossima Biennale di Venezia, svela il progetto del The Green Pavilion di Irina Nakhova. L’artista, classe 1955, chiude un ciclo triennale di esposizioni realizzate grazie al supporto della Stella Art Foundation di Stella Kesaeva. Dopo Empty Zones di Andrei Monastyrsky sulle Collective Actions, a cura di Boris Groys, e Danäe di Vadim Zakharov, a cura di Udo Kittelmann, sarà la volta del duo femminile.
L’opera di Nakhova sposta l’attenzione del pubblico all’esterno del padiglione, ponendo sotto i riflettori la struttura realizzata da Aleksei Shchusev, architetto anche del mausoleo di Lenin a Mosca, a cui si era già relazionato Ilja Kabakov nel 1993, proponendo alla 45a edizione della Biennale il suo The Red Pavilion. Un padiglione rosso e di minore dimensione costruito nello spazio antistante a quello ufficiale, che riuscì a riassumere in un’immagine il senso di isolamento istituzionale in cui lavoravano gli artisti d’avanguardia, ma anche l’inizio della loro partecipazione al circuito internazionale. Vent’anni dopo fu Zakharov a riutilizzare l’esterno del padiglione installandovi una gigantesca antenna satellitare, un’immagine contemporanea della figura di Danäe, in cui la forma concava richiamava l’utero e il genere femminile in connessione con una pioggia costante di informazioni, quelle che oggi vengono dai satelliti e valgono più del denaro concreto.
Il progetto di Nakhova ha trovato ispirazione nei precedenti illustri sia nell’attenzione all’esterno, che al colore già visto in Kabakov e al focus sull’architettura in Zakharov, che portò all’apertura di un grande foro tra primo e secondo piano, un quadrato che ha portato ad inevitabili collegamenti al suprematismo. Nakhova si riallaccia così anche a Kazimir Maleviĉ proponendo un viaggio nel celebre quadrato nero pensato per gli amanti dell’arte, realizzato con l’ausilio delle più recenti tecnologie per offrire un’impressione estetica totale. (Alessandra Franetovich)