Alina Chaiderov, giovane russa di San Pietroburgo, rappresentata dalla galleria Antoine Levi di Parigi, è la vincitrice del Premio illy Present Future, annunciata poco fa ad Artissima. Un premio longevo, che va avanti da quindici edizioni, «che funziona molto bene, perché si lega a una sezione centrale della fiera, a una giuria completamente diversa da quella che seleziona le gallerie e con la comunicazione dell’artista vincitore che si protrae per due anni, con la bella possibilità di esporre al Castello di Rivoli: è un premio che può essere decisamente utile», ci racconta il direttore artistico (nella foto in alto a destra) Carlo Bach.
In effetti, la qualità, è uno dei punti forti di questo “sostegno” che avviene anche nelle fiere SP Arte di San Paolo e ArcoMadrid, senza dimenticare anche il progetto illysustaintart in collaborazione con Bevilacqua La Masa, che coinvolge artisti di Paesi in via di sviluppo.
Ma come la si mette con questa “invasione” di riconoscimenti? «Per gli artisti i premi diventano parte del loro curriculum, poi è chiaro che per molti organizzare un premio nell’ambito di una fiera sia un modo facile di promozione, ma se dietro ad ogni premio c’è la promozione di un giovane artista ben vengano tutti i tipi di premi, anche solo quelli che sono un piccolo aiuto».
Un premio più che italiano è internazionale l’illy Present Future, e che infatti non ha visto molti artisti tricolori tra i vincitori. Vecchia, storia, che Bach non riconduce a un discorso di confine, ma un po’ come disse Enwezor all’epoca della presentazione della Biennale, «promuoviamo gli artisti bravi, che siano italiani o meno non importa, visto che comunque viviamo in un’epoca dove tutti siamo abituati a viaggiare e vedere. Nonostante tutto però, bisogna ammetterlo, l’Italia negli ultimi anni ha avuto qualche difficoltà a mettere a fuoco talenti giovani e forti».
Ma perché promuovere il proprio nome con l’arte? «La prima perché la famiglia illy ha passione per arte e cultura; la seconda è nata per collegare una “necessità fisiologica” del creativo, quella di prendersi un caffè per un momento di pensiero o di pausa; la terza è perché i caffè sono stati e sono un luogo storico della cultura. Da questi tre punti è nato, ancora nel 1992, il progetto illy art collection [quest’anno affidato a Yoko Ono n.d.r.], per avvicinare e stimolare ancora di più un pensiero creativo, e culturale soprattutto, intorno a un piccolo rituale fondamentale, come prendersi un caffè».
E ora, mentre Rachel Rose è in mostra a Rivoli, aspetteremo di conoscere il progetto di Chaiderov, scelta dalla giuria Carolyn Christov-Bakargiev (direttore entrante del Castello di Rivoli e GAM), Daniel Baumann (Kunsthalle Zurigo), Dieter Roelstraete (Documenta 14, Kassel) e Maurizio Morra Greco (collezionista, Napoli) con la seguente motivazione: “per la sua articolata esplorazione della memoria sovietica, condotta attraverso il prisma irriverente delle forme scultoree del quotidiano”. E da Levi potete scoprite le sue opere Before 1989 we kept the bananas in the closet (2014) e Spaces within (separated from the outside air by layer upon layer of protection (2014).