Compagno dei suoi innumerevoli viandanti nei quali si riassume il destino di tutti gli uomini, passeggeri di una breve corsa, pellegrini spesso ignari della propria sorte…
Presso la Promotrice delle Belle Arti in Torino, fino al 5 Maggio si può ammirare la personale del maestro Trento Longaretti, artista di fama internazionale. Allievo di Aldo Carpi, inizia la sua produzione artistica negli anni ’30 ed esordisce in mostra personale nel ’43, a cui seguono anche partecipazioni alle Biennali di Venezia. Alcune sue opere sono conservate ai Musei Vaticani, a Milano, a New York, Londra, Parigi, in Canada. Già direttore della Accademia Carrara di Bergamo, nel ’99 la Città del Vaticano lo incarica di dipingere la Madonna del grande Giubileo.
La personale presso la Promotrice permette al pubblico torinese di ammirare i dipinti di un maestro che, nella sua lunga carriera, si è fatto portavoce degli umili, dei mendicanti e delle madri sofferenti. Le opere più recenti rivelano un desiderio di rappresentazione paesaggistica quasi informale. Il monastero ortodosso emerge dai campi gialli e da colline ondeggianti: è immerso in un mare sinuoso che abbraccia il monastero stesso, a protezione del suo sacro contenuto (Campi gialli del monastero ortodosso, ’91-’92) . Le lune sopra i paesaggi quieti e onirici accompagnano gruppi compatti di fuggiaschi, protesi verso i villaggi all’orizzonte, fonte di riparo, da cui sono divisi dai campi coltivati (Fuggiaschi a Carnevale, ’01; Fuggiaschi sotto il cielo verde, ’01). La luna, in tutte le sue facce, assiste quieta, in attesa che il monastero si svegli, che i fuggiaschi giungano a destinazione.
Altro tema caro a Longaretti è riproposto nelle sale laterali: il mendicante e la figura dell’anziano ebreo. Ad evidenziare la saggezza della vecchiaia dai piedi scalzi, il contrasto di un bambino a volte dalle vesti colorate, a simboleggiare la giovinezza e la felicità. Le figure di Longaretti si appoggiano reciprocamente e si trasmettono compassione ed affetto quasi a proteggersi dal mondo. Così la madre chiude il figlio in un abbraccio protettivo e generoso (Maternità in azzurro con ragazzo, ’77): i visi si sfiorano, la luce evidenzia le mani incrociate che ci parlano di un amore intenso e donante, quasi sacro.
La religiosità per Longaretti si esprime anche attraverso la rappresentazione del Cristo Uomo, crocifisso sì, ma vero e carnale, cui il pittore si avvicina in preghiera portando con sé i simboli della sua esistenza: la tavolozza dei colori, l’organo da strada (Omaggio al volto santo di Lucca, ’82; Meditazione di Pasqua, ’79). Anche il vecchio Ebreo tra i poveri (’44) è rappresentazione allo stesso tempo di fede e cruda umanità, a richiamare la figura di Gesù.
La personale di Longaretti comprende anche alcune nature morte ed alcuni disegni che danno dell’artista un profilo molto ampio ed esauriente. Ciò che colpisce maggiormente di Longaretti è la rappresentazione dei grandi sentimenti: la compassione umana, la passione materna e la fede. Temi cocenti e penetranti per l’animo umano, eterni ma sempre nuovi per chi percorre il sentiero della vita.
Chiara Comoglio
Mostra visitata il 6 Aprile 2002
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