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Torino/ Oltre Artissima c’è Flashback, dove l’arte è tutta contemporanea. E splendidamente allestita

di - 7 Novembre 2014
La prima impressione che si ha entrando a Flashback, la giovanissima fiera curata da Stefania Poddighe e Ginevra Pucci, alla sua seconda edizione e per la prima volta al PalaIsozaki, è di essere catapultati in un’altra dimensione. Non manca il pubblico, ma non è eccessivo. La location decisamente riuscita (anche se forse un po’ defilata rispetto alla topografia torinese) e le 32 gallerie in scena (4 in più rispetto all’anno scorso) hanno stand che sono veri e propri site specific.
Che non tradiscono anche alcune unioni, come le gallerie di Benappi e Flavio Pozzallo, che allestiscono in tandem pezzi di Bonalumi o una vanitas di Nicola Bolla insieme ai santi lignei dei fratelli De Donati, realizzati alla fine del ‘400. E questo è solo un esempio. Da Matteo Lampertico di Milano ci sono belle ceramiche di Fontana e Turi Simeti, un bel piccolo Giulio Paolini del 1974 e uno splendido Dadamaino.
Photographica Fine Art di Lugano porta fotografie di Ghirri, Barbieri, Basilico e anche Sottsass, mischiando il tutto con una stampa di Altobelli di metà 800. Da queste parti si dichiarano molto contenti di essere presenti in una fiera che ha un ottimo concept e che però, ci dicono, dovrebbe puntare un poco più sul Moderno.
Da Mazzoleni pezzi di Burri, Fontana, Capogrossi, che sono quasi delle miniature. Poi c’è Enrico Gallerie d’arte con De Nittis e Mosè Bianchi tra gli altri, mentre Cesare Lampronti di Roma è qui con una serie di Vedutisti, tra cui Bellotto. Più contemporanee la torinese Biasutti che propone Pistoletto, Gilardi e Gianni Piacentino, tra gli altri, mentre Raffaella De Chirico, soddisfatissima, porta un piccolo Sicofoil di Carla Accardi e uno splendido “combine” di Carol Rama.
C’è però un po’ di difficoltà a parlare con i galleristi: nonostante la dichiarata soddisfazione, sono in molti a non scucire feedback, opinioni, figuriamoci polemiche. Tutto bene quindi? Anche qui lo si vedrà a giochi fatti, abbiamo altri due giorni davanti, è il pensiero comune.
Ma non è finita: visto che tutta l’arte qui è contemporanea, come recita il claim della fiera, salite al secondo piano e scoprite il Labirinto delle Geometrie Complicate mie e di Angelo Froglia di Alessandro Bulgini. L’artista torinese, attraverso una costruzione di “spazi del luogo comune” attraverso una serie di elementi d’arredo ikea porta i visitatori più curiosi oltre un passaggio segreto. Cosa si scopre? Una sala di tensione, dove un lavoro di Bulgini (un dipinto nero la cui figura è visibile solo attraverso l’utilizzo di una luce diretta e direzionata) dialoga con il manifesto della mostra “Modigliani – Gli anni della scultura” inaugurata a Livorno nel 1984 e che comprendeva la prima testa falsa attribuita allo scultore e realizzata proprio da Froglia. Un episodio che costò caro a una fetta della critica d’arte, che diede per autentica la scultura. Una riflessione pericolosa, bollata subito come burla, e che a distanza di trent’anni continua ad essere un tasto rimosso e dolente del “mondo dell’arte ufficiale”. Bulgini ci chiede di vedere, di attraversare la superficie per arrivare al di lá dell’inganno: l’azione più scomoda, anche di tutta la vera arte. Che è tutta contemporanea e problematica.

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