La sera, appuntamento sull’Oceanfront. Sarà questo, c’è da scommetterci, il filo conduttore dei quattro giorni di
Art Basel Miami Beach, che per la nona volta – insieme alla miriade di fiere ed eventi paralleli – fa della Florida la capitale dell’arte contemporanea globale. L’area multifunzionale che per il secondo anno sorge sul lungomare su iniziativa di Creative Time, quest’anno ad opera degli architetti Phu Hoang e Rachely Rotem, presenterà tutte le sere performance, video, musica dal vivo, ospitando quattro città all’avanguardia nella sperimentazione artistica e interdisciplinare come Berlino, Detroit, Glasgow e città del Messico.
Aria internazionale, come quella che si respira da sempre al Miami Beach Convention Center. Oltre 250 quest’anno le gallerie di Art Basel Miami Beach, provenienti da 29 diversi paesi di Nord America, Europa, America latina, Asia ed Africa. E sono dodici le gallerie italiane ad approdare alla main fair, rispetto alle tredici dello scorso anno. Confermano la presenza
Continua di San Gimignano, le milanesi
De Carlo,
Kaufmann Repetto,
Raffaella Cortese,
Lia Rumma,
Stein,
Zero, le torinesi
Noero e
Soffiantino,
Artiaco e
T293 da Napoli, la romana
Magazzino, mentre salta l’appuntamento
Prometeogallery (Milano).
Sempre più complicato seguire la geografia delle kermesse minori che si scatenano attorno ad Art Basel Miami, con almeno una ventina di altre rassegne disseminate fra Wynwood district e Miami Beach.
Ed ancora più complicato estrarre – dai database spesso confusionari e non aggiornati – l’elenco dei partecipanti, per segnalare quantomeno la pattuglia in arrivo a Miami dall’Italia. Pattuglia che si divide fra diverse fiere, e che quest’anno pare ridimensionarsi rispetto alla massiccia partecipazione degli ultimi anni. Optano per
Scope Bonelli ArteContemporanea (Mantova) e
PaciArte (Brescia), sceglie
NADA – New Art Dealers Alliance la milanese
Conduits/Gea Politi, mentre si accasano a
Pulse Perugi (Padova) e
Brancolini Grimaldi (Roma), quest’ultima data come presente – da verificare – anche ad
Art Miami…
Ultima notazione “nazionalista”: gli arredi di Art Basel Miami Beach sono griffati Moroso.