Otto anni della breve vita dell’artista, dagli esordi postdivisionisti ai rapporti con Filippo Tommaso Marinetti, fino alla prematura morte, nel 1916, a 34 anni. Certo, il pegno pagato per vedere in prima serata qualcosa di diverso da veline, attricette di serie C, campioni di wrestling a 800-milioni-a-botta o calciatori-scommettitori pare ci sia, e non sia neanche trascurabile. Innanzitutto le inevitabili parentesi sentimental-novellistiche, più adatte a Colette che a intellettuali che più antiretorici e antiromantici non si può. E poi l’altrettanto inevitabile revisione politically correct, con un “ravvedimento” antifascista sconosciuto nella biografia boccioniana. Ma quando l’alternativa è La Fattoria… (m. m.)
[exibart]
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nooooooo
Non ci sto ad accettare di vedere una fiction sull'aarte!!! Che tristezza, perchè invece di queste squallide fiction non si realizzano decenti programmi sull'arte, che si interroghino su dove sta andando a finire l'arte???
Per il solo fatto che un prodotto abbia come contenuto l'arte non vuol dire che di riflesso diventi arte.Perchè dobbiamo abbassarci a vedere una fiction televisiva solo perchè tratta la vita di Boccioni o perchè la tv non ci offre di meglio?Per una volta non potremmo spegnerla e magari leggere gli scritti che lo stesso Boccioni ci ha lasciato?Per questo motivo questa sera boicottiamo "I colori della gioventù".