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Un bonus cultura, corretto. Il Ministro Alberto Bonisoli conferma i 500 euro per i giovani

di - 20 Giugno 2018
Sembra essere chiarita la polemica sorta in seguito alla dichiarazioni rilasciate, al Corriere della Sera, dal Ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, in merito alla possibilità di applicare consistenti tagli al Bonus Cultura, il premio di 500 euro, introdotto dalla Legge di Stabilità 2016 e riservato a tutti i ragazzi nati nel 1998 e nel 1999, per l’acquisto di biglietti per rappresentazioni teatrali e cinematografiche oppure per libri, ingressi a musei, mostre e monumenti.
A calmare le acque lo stesso Ministro che dal suo profilo su Facebook precisa con una serie di post il senso delle sue parole: «I giovani sono il miglior investimento per il futuro del nostro Paese e si meritano molto di più di un bonus una tantum. I fondi che sono già stati predisposti e che l’azione del precedente Governo ha rischiato di far saltare, non saranno eliminati, ma sarà tutto rimodulato e corretto in modo da pianificare misure a lungo termine, più efficaci, per far sì che cresca la ricerca di cultura fra gli adolescenti e che sia duratura».
Il riferimento è alle indagini del Consiglio di Stato che aveva bloccato la proroga del Bonus Cultura per il 2018-2019, a causa di errori compiuti proprio dal ministero targato Dario Franceschini. I giudici sono stati chiamati a esaminare il decreto che avrebbe dovuto prorogare il bonus per i maggiorenni nel 2018 e nel 2019, rispettivamente, 592mila e 581mila giovani. Secondo il Consiglio di Stato, però, le basi giuridiche per la proroga, peraltro non inserita nell’ultima legge di Bilancio del Governo Gentiloni, come era successo nel 2016 e nel 2017, sono troppo poco definite, con una conferma solo implicita e non giustificata da una norma di rango primario. La soluzione? Inserire la proroga in una legge e, solo a quel punto, procedere attraverso un regolamento di modifica delle norme in vigore.
Ma la situazione è piuttosto ingarbugliata e Lorenzo Casini, professore ordinario di diritto amministrativo nella Scuola IMT Alti Studi di Lucca ed esperto di diritto del patrimonio culturale, intervistato da Agcult, ha dichiarato di non essere stato convito dal parere del Cds, perché, tra le altre cose, «Non tiene conto che il fondamento legislativo del vigente regolamento della 18App è in ogni caso la norma primaria del 2015, che lo ha previsto, e nulla impedisce di modificarlo ove necessario».
Comunque, dopo la levata di commenti dei deputati del PD, a Bonisoli è sembrato il momento propizio per levarsi il sassolino dalla scarpa: «È ironico che gli stessi politici, che mi accusano di non voler rifinanziare il Bonus cultura ai diciottenni, hanno creduto a tal punto in questa misura che non sono stati in grado o non hanno voluto rifinanziarla. In pratica da una parte sostengono, a voce, la 18App, dall’altra la cancellano». Perché la cultura, secondo Bonisoli, «Non è una mancetta elettorale, ma un investimento. Qualche giorno fa, dopo aver criticato la 18App, il bonus con cui Renzi regalava 500 euro ai diciottenni, mi hanno accusato di voler togliere finanziamenti alla cultura per i giovani. Non è vero. È vero il contrario: intendo aumentare i fondi a disposizione per la cultura, e uno degli assi strategici dove più soldi pubblici verranno spesi è proprio l’incentivare la diffusione di cultura tra i giovani». «Per questo vogliamo intervenire immediatamente. I fondi per il 2018 e per il 2019 ci sono, verranno riattivati e verranno erogati ai nati nel 2000 e nel 2001. Nel farlo, abbiamo pensato di introdurre in modo graduale alcuni correttivi, per rimediare agli errori fatti in passato e preparare un programma strutturale per la promozione del consumo culturale, che assocerà progetti di diffusione culturale nelle scuole con incentivi agli acquisti di prodotti e servizi culturali, a partire dal 2020. Quali correttivi introdurre e quando farlo, lo chiederemo a una commissione di esperti che si metterà subito al lavoro, per individuare i punti deboli del sistema partendo dall’analisi di come i fondi sono stato utilizzati», ha chiarito il ministro.
«Cari ragazzi, il ministro Bonisoli ha dovuto fare marcia indietro. Non è riuscito a dire ‘ho sbagliato’, ma lo perdoniamo: il bonuscultura – per cui il NOSTRO governo ha stanziato le risorse necessarie – resterà. #18appnonsitocca: è una prima importantissima vittoria», ha scritto su Twitter la responsabile Cultura del Partito democratico, Anna Ascani.
E a gioire anche sarà anche il mercato dell’editoria che, tra i vari settori, è stato quello più interessato al bonus, I dati dicono che circa 600mila ragazzi, tra gli aventi diritto per le prime due edizioni del Bonus Culturali, hanno speso più di 163 milioni di euro e l’80% di questa cifra, circa 132 milioni, sono stati spesi in libri, in massima parte testi universitari e scolastici ma anche fumetti e narrativa di fascia young adult, per adolescenti e ragazzi poco più grandi.

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