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Un nuovo nome per l’arte contemporanea. Si chiama M.AR.CO., e oggi apre ufficialmente le sue porte, a Monza

di - 2 Settembre 2015
È uno spazio raffinato M.AR.CO: non un vero e proprio white cube, e nemmeno una patinata galleria, ma una vecchia casa ristrutturata con un bel cortile e un’affascinante cantina-cripta, nel cuore di Monza.
L’acronimo-nome proprio, sta infatti ad indicare Monza Arte Contemporanea e trattasi, nello specifico, di una neonata associazione culturale che proprio qui ha intenzione di vivere, espandersi, muoversi, ospitare residenze (anche se di questo se ne parlerà nel 2016), aprirsi a progetti esterni e, perché no, cambiare anche dimora. Proprio come un essere umano, come un organismo vivente e curioso.
Nata da un’idea del gallerista Maurizio Caldirola, con l’aiuto di Fabio Klaus Calogero e Greta Scarpa, da oggi le porte sono aperte e si inizia con “Vertical Limits”, mostra che attraverso il lavoro di una serie di artisti (da Damien Hirst a Paolo Grassino, da Keith Haring a Eltjon Valle, da Vik Muniz a Bertozzi & Casoni, passando da Bernardi Roig e Daniele Carpi), mette in scena ricerche che negli ultimi anni hanno avuto come poetica e tematica la volontà di superare i confini, la scoperta di nuovi mondi o terapie mediche, i problemi dell’inquinamento o la fabbricazione di nuove specie: un universo post-umano allestito in maniera “circolare”, senza un preciso inizio e una determinata fine.
«Vorremmo che M.AR.CO riuscisse a colmare il vuoto del contemporaneo a Monza, dove sono presenti solo un paio di gallerie private che, da anni, promuovono un lavoro forte e grande attenzione anche agli artisti emergenti», spiega Maurizio Caldirola, che sostiene anche come l’associazione culturale potrebbe vivere in spazi “altri” che lo possano via via ospitare. E tra le varie idee, che potrebbero presto diventare realtà, c’è anche la creazione di un parco delle sculture, proprio a Monza: «Per iniziare anche a generare un indotto turistico legato all’arte di oggi, in una realtà cittadina e di un circondario che – anche grazie ad Expo – si sta rivelando sempre più attenta alla cultura». In bocca al lupo M.AR.CO, per questi primi importanti passi.

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