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Un po’ di paradiso. La chiesa delle Scalze, a Napoli, si apre alla collezione Agovino

di - 26 Aprile 2017
“Frammenti di Paradiso” è la prima mostra pubblica con opere di proprietà del collezionista Fabio Agovino, che ha curato l’evento insieme a Francesca Blandino. Lo stesso Agovino ci spiega: «L’idea è nata vedendo la Chiesa di San Giuseppe e immaginando di fare una mostra che avesse rispetto del luogo e della bellezza così, pensando ai lavori che erano nella mia collezione ho cercato di farli dialogare in una maniera più in armonica possibile con esso. Il titolo “Frammenti di Paradiso” si riferisce ad un racconto che dal basso ci porta verso l’alto, percorso fatto a tappe dove ci sono cose belle e meno belle, ogni opera racconta un frammento della vita che viviamo».
A fare da cornice, è la chiesa seicentesca di San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo, centro storico di Napoli, da tempo sconsacrata e gestita da sei associazioni, tra cui Archintorno, che si è occupata dell’organizzazione. Le opere sono disseminate tra i marmi policromi e le increspature delle pareti, nelle piccole cappelle laterali. Il percorso si snoda lungo tutto il perimetro e all’interno, fino ad abbracciare i meandri più reconditi, come quelli della sacrestia dove è allestita l’opera di Lutz Bacher, Snow, proiezione di una nevicata posta ad allargare uno spazio chiuso, contorniato da armadi a grandi scaffalature per i paramenti sacri ormai in disuso, con l’effetto di un’apertura prospettica verso un altrove lontano. Sempre accanto alla sacrestia troviamo l’opera di Martin Soto Climent, Mariposa Rota, lacerata, su una parete e realizzata dalla lavorazione a foglia d’oro su parabrezza di automobile. Ma il percorso più interessante è all’interno della chiesa, sull’altare, dove si staglia Mother and Child di Andres Serrano, una maternità provocatoria, con la Vergine Maria che tiene tra le braccia un bambino avvolto in bende come una piccola mummia, morto, riferimento implicito al momento di grande drammaticità che viviamo, in cui l’infanzia muore ogni giorno, dentro e fuori di noi, tra bombe e naufragi marini. Un tema cui allude in maniera velata anche l’opera di Micheal E. Smith, una vasca a idromassaggio che, come ci spiega Agovino, è stata per lungo tempo il simbolo di un benessere fittizio. A quel miraggio che ha spinto uomini, donne e bambini a imbarcarsi verso le nostre coste è dedicata anche Mare Mostrum, di Runo Lugomarsino. All’interno di una cappella troviamo una versione cyborg della Maternità di Lorenzo Scotto di Luzio, a cui fa da contrappunto nella sua soave semplicità il calco Mary di Ethan Cook. Scendendo le scale, dell’atrio all’ingresso, troviamo il tabernacolo laico Elektronskal di Alberto Tadiello, che si pone in netto contrasto con la delicatezza di antichi paramenti liturgici ricamati, fissati nella loro semplice bellezza sulla parete di destra. Sullo stesso lato, anche Serpente, di Kiki Smith (2000), la più storicizzata tra gli artisti presenti. (Anna Di Corcia)

In home e in alto: Collezione Agovino, Frammenti di Paradiso, Le Scalze – Chiesa di San Giuseppe a Pontecorvo, Napoli. Foto di Maurizio Esposito. Courtesy Collezione Agovino

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