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Un Sacco indietro. Su Exibart.onpaper lo studioso su arte italiana e mode…

di - 1 Aprile 2010
La maggior parte dei nostri giovani artisti più smart è brava a cogliere e riprodurre le ultimissime tendenze dell’international style”. E la scena artistica italiana? E le nostre posizioni autonome? Queste domande si pone con l’abituale lucidità Pier Luigi Sacco, nella sua rubrica sul numero di Exibart.onpaper in dirittura di arrivo per la Design Week milanese.
Considerazioni che capita di fare un po’ a tutti, ma che difficilmente accade di vedere analizzate e focalizzate con tanta chiarezza. “Sempre più artisti delle ultime generazioni hanno risolto il problema a modo loro, e bisogna dire piuttosto efficacemente: si sono confrontati con la scena internazionale, hanno maturato delle posizioni coerenti con quanto accadeva altrove, e hanno sviluppato le proprie reti di contatti riuscendo nei casi migliori a guadagnare una certa attenzione e credibilità al di fuori dei confini”.
La priorità è dunque ora creare le condizioni perché il nostro paese possa tornare ad essere un luogo di incubazione di posizioni originali e capaci di orientare la riflessione e la sensibilità visiva. “È un traguardo che richiederebbe…”. Cosa? Beh, vi abbiamo anticipato fin troppo, il resto lo trovate sul vostro Exibart.onpaper. Ah, a proposito, Milano ne sarà letteralmente invasa nel periodo del Salone & C., ma se non volete rischiare di restare senza l’abbonamento – 24 euro, praticamente solo le spese postali – è la soluzione migliore…

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  • Ma certo, si tratta di "smart relativism", un certo relativismo colto. Sembra che per i figli di pierluigi celli il problema non sia "fare" ma sia "cosa fare". Giovani abbandonati dalle ideologie e immersi in un mondo saturo di contenuti standard, tendono ad un facile relativismo che passa da una buona idea smart a quell'altra (basta una veloce occhiata su wikipedia per l'ennesima citazione colta). La stessa scena internazionale non è estranea a questa tendenza. Forse si tratta di un affaticamento generale del linguaggio, che incontra FATALMENTE una crisi economica e culturale più ampia.

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