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Una Collezione Sandretto tutta al femminile, in mostra al Touchstones Museum di Rochdale

di - 10 Luglio 2018
Mezzo secolo di arte contemporanea, raccontato dalle donne che hanno cambiato le regole del gioco: Vanessa Beecroft, Sadie Benning, Lina Bertucci, Berlinde de Bruyckere, Nan Goldin, Mona Hatoum, Karen Kilimnik, Barbara Kruger, Zoe Leonard, Sherrie Levine, Sarah Lucas, Margherita Manzelli, Eva Marisaldi, Tracey Moffat, Senga Nengudi, Shirin Neshat, Paulina Olowska, Catherine Opie, Cindy Sherman, Sam Taylor-Johnson, Rosemarie Trockel, Andra Ursuta, Gillian Wearing, Lynette Yaidom-Boakye. Le loro opere, provenienti dalla collezione di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, scandiranno il percorso di “Herstory”, in esposizione dal 28 luglio al 29 settembre, negli spazi del Touchstones Museum di Rochdale. Una mostra esplicitamente schierata, orgogliosamente femminista, tra disparità di genere, reificazione e mortificazione del corpo, sfide alle nome patriarcali e alle concezioni sociali obsolete, per un’antologia di argomenti ancora urgenti e condizionanti, per i quali è necessaria non solo una critica ma anche una poetica.
La stessa storia di Patrizia Sandretto è esemplificativa, figura preminente nell’ambiente del collezionismo e del mecenatismo, un percorso iniziato nel 1992 e che ha portato a mettere insieme 1500 opere, oltre all’apertura di due sedi, quella storica di Torino e quella di Madrid, prevista per il 2019. Per il Museo di Rochdale, centro industriale della contea di Greater Manchester, un ritorno all’epoca d’oro degli anni ’80, quando la Rochdale Art Gallery si fece conoscere per il suo programma espositivo radicale e aperto alle minoranze, con mostre di Sherman e Kruger. Proseguendo su questa scia, il museo organizzerà una serie di incontri e dibattiti su temi specifici. Un gruppo di donne rifugiate, provenienti dal medio oriente, potranno confrontarsi con il lavoro di Neshat, mentre la giovane comunità LGBT sarà invitata a dare una propria interpretazione dei video di Benning, incentrati sulle sue traumatiche esperienze di omofobia.
«Nella collezione di Patrizia si possono leggere più livelli. Non solo la persistenza prolungata di stereotipi femminili nel mondo dell’arte contemporanea, ma anche la concentrazione, dal dopoguerra, di una corrente artistica notevole e radicale, portata avanti dalle donne», ha commentato Mark Doyle, Art Gallery Curator e Collections Manager del Touchstones Rochdale Museum.

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