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Una collezione speciale. A Milano l’Avvocato Iannaccone apre il suo studio-galleria per un giorno: noi l’abbiamo visitata in anteprima

di - 1 Aprile 2015
Lui è un avvocato sessantenne, nato ad Avellino nel 1955 e naturalizzato milanese. Si chiama Giuseppe Iannaccone (foto in home page) e ha un meraviglioso studio affacciato sulla centralissima piazza San Babila, all’11 di corso Matteotti. Più che uno studio, però, sarebbe meglio definirlo un piccolo museo, uno scrigno dove ad ogni parete e in ogni angolo si incontrano opere.
Iannaccone è stato il primo ad inaugurare la tendenza milanese degli studi di avvocatura adibiti a “galleria”, e nell’incontro che abbiamo intorno alla scrivania della sua sala riunioni ci racconta aneddoti divertenti della sua amicizia con Claudia Gian Ferrari, per esempio, e con altri collezionisti della città, come Marco Spada.
Partiamo dalle origini: Iannaccone comincia ad avvicinarsi all’arte per gioco, anzi, per stress: «Parlavo solo di lavoro, ero angosciato dal fare bene la mia professione e un mio amico mi disse che dovevo prendermi un giorno settimanale per occuparmi di me stesso e di quello che amavo». E così venne l’arte, specialmente quella degli anni Trenta del ‘900, con Mafai, Birolli, Scipione, e gli artisti della “Scuola di via Cavour” romana, con le loro visioni pittoriche totalmente nuove, che si discostavano dal Gruppo Corrente.
Poi, negli anni, l’avvicinamento all’arte contemporanea, che «Deve sempre essere un capitolo nuovo rispetto a quello che è già stato fatto», ci dice l’avvocato, raccontandoci la sua visione e i suoi acquisti. Gli ultimi? Vengono dal Medio Oriente «Una zona del mondo che ha molto da dire, come le artiste donne e gli artisti omosessuali. Sono più visionari, più sensibili, hanno più emozioni».
Già, le emozioni. Nella collezione Iannaccone vedrete parecchi stili e correnti, medium e nomi sparsi, e non una raccolta “di figurine” di chi va più o meno forte sul mercato. L’avvocato si lascia intrigare, come ci intrigano le sue parole mentre racconta di Imran Qureshi, della fatica fatta per ottenere Victor Man o Tracey Emin, Kara Walker, Adrian Paci, Natalie Djurberg. E del suo amore per Piero Guccione, «Che non importa se anziché scrivere un capitolo intero della storia dell’arte ha composto solo una frase: in quanto artista e in quanto “rivoluzionario” del gesto pittorico, va rispettato».
Siamo sicuri che Iannaccone non sia un critico d’arte prestato alla giurisprudenza? Lui afferma di no, che è solo passione, ma poi ne ha per tutti – in maniera costruttiva, e travolgente: «Le autorità non si sono mai occupate di cultura davvero, se non per fare propaganda». E ancora, «La mancanza di musei in Italia, i curatori di moda che hanno sparato a zero sulla pittura hanno fatto sì che nel nostro Paese non siano potuti nascere artisti meravigliosi come per esempio Michael Borremans, che invece in altri Paesi sono acclamati come si deve. Per fortuna l’Italia non è il verbo».
E per fortuna che, ancora, nel nostro Paese ci sono collezionisti con un simile piglio. Perché vi stiamo raccontando tutto questo? Semplice! Perché eccezionalmente, il prossimo 11 aprile, la collezione aprirà al pubblico per una sola giornata, in occasione di Miart. Noi vi consigliamo di non lasciarvi scappare l’occasione e di prenotarvi una visita. Oltre a scoprire capolavori, vedrete anche il “ritratto” di un professionista innamorato dell’arte.

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