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Unicredit mette in vendita la sua collezione d’arte per finanziare progetti sociali

di - 22 Febbraio 2019
La collezione d’arte di Unicredit sarà messa in vendita. Si tratta di un corpus di 60mila opere, da Tintoretto a Andy Warhol, da Giorgio De Chirico a Renato Guttuso, acquistate dal gruppo nel corso del suo sviluppo in Italia e all’estero e che abbiamo visto in diverse occasioni, per esempio per la mostra al MAMBo nel 2013, oltre che in diverse occasioni all’Unicredit Pavillion di Milano, venduto nel maggio 2018 per 45 milioni di euro alla Coima Res, la società di real estate del manager Manfredi Catella.
L’operazione è stata voluta da Jean Pierre Mustier, Amministratore Delegato di UniCredit, per supportare il Social Impact Banking, una iniziativa per il finanziamento di progetti ad alto impatto sociale, attivata nel 2018 in Italia e in via di estensione ad altri dieci mercati del gruppo: Germania, Austria, Serbia, Croazia, Ungheria, Bulgaria, Romania, Turchia, Repubblica Ceca e Slovacchia e Bosnia ed Erzegovina.
L’anno scorso, il progetto ha portato all’approvazione di finanziamenti per 72,9 milioni di euro nel nostro Paese, di cui 32.6 milioni per 31 operazioni impact financing e 40.3 milioni per 2050 prestiti di microcredito. A fronte di questo impegno, sono stati erogati 47,8 milioni in totale. Il nuovo impegno sarà supportato anche da una progressiva vendita delle collezioni d’arte locali del gruppo in Italia, Germania e Austria. Da queste operazioni si attendono incassi per circa 50 milioni di euro, che saranno principalmente reinvestiti in iniziative Social Impact Banking. Il resto del ricavato sarà dedicato ad altri progetti rilevanti, incluso il supporto di giovani artisti.
«La nostra iniziativa Social Impact Banking ha finora ottenuto ottimi risultati in Italia e ora la stiamo estendendo ad altri mercati, con lo stesso scopo principale di guardare oltre i ritorni economici dei nostri investimenti per ottenere un impatto positivo tangibile sulla società. Avvieremo un graduale processo di vendita delle nostre collezioni d’arte per sostenere questa iniziativa, donando alcune opere ai musei locali e investendo su giovani artisti», ha spiegato Mustier.
La decisione di cedere la collezione stata presa perché il settore non è più considerato strategico da Unicredit, che ha così deciso di ottimizzare il valore delle opere. Il Social Impact Banking punterebbe, infatti, non solo a un ritorno economico dagli investimenti ma anche a un benessere sociale diffuso, oltre a fornire credito a progetti e organizzazioni solitamente esclusi dai servizi bancari. Unicredit ha fatto sapere poi di voler implementare le iniziative formative dedicate a microimprenditori, imprese sociali e gruppi vulnerabili o svantaggiati, compresi giovani, anziani e altri soggetti a rischio di esclusione sociale.
A oggi, le corporate collection rappresentano una parte consistente del mercato dell’arte, non solo contemporanea. A questo punto, bisognerà capire se anche altri istituti decideranno di seguire questa strategia e che tipo di impatto potrebbe avere sul sistema dell’arte.

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