Sono 28 in tutto e sono la nuova onda indiana. Il Paese asiatico, che ha avuto il suo primo Padiglione durante la manifestazione di Massimiliano Gioni, lo scorso anno, stavolta ritorna all’Arsenale, anche se la Biennale non c’entra nulla. Ma visto che ci siete potete fare un salto dall’altra parte del canale una volta arrivati in fondo alle Tese, perché all’ingresso 92 c’è “India: The Revealed Mysteries”.
Quello che vi si svelerà è la potenza di una serie di lavori che raccontano, con i loro lati a volte più chiassosi o  talvolta più poetici, la faccia attuale del subcontinente. In scena nomi decisamente conosciuti, come Shilpa Gupta e Subodh Gupta, ma forse vale la pena indagare più a fondo anche i nomi che meno suonano famigliari: c’è lo Ravinder Reddy con le sue enormi teste che prendono spunto da tradizioni locali e dal mondo primitivo delle icone femminili, qui in scena con una “matrona” rossa e una sorella più piccola; c’è Bose Krishnamachari, che influenzato dall’arte multimediale e minimalista racconta l’India attraverso il connubbio tra oggetti comuni, come le latte per conservare il cibo con l’integrazione di elementi elettronici, a circuitare una natura impregnata di tecnologia (non bisogna dimenticare che l’India è la zona del mondo che ha la produzione informatica, in manodopera, più importante del mondo).
C’è poi Arpana Caur, che ha raggiunto una vastissima notorietà in India grazie a una serie di opere murali lunghissime, che parlano di un tema decisamente scottante e continuamente alla ribalta delle cronache mondiali: la condizione della donna e la mancanza di attenzioni, dignità e giustizia che quotidianamente da queste parti riceve non solo da parte di famigliari, ma anche dallo stato. Bharat Sikka racconta invece le storie della classe media, con una serie di ritratti in posa presi con “metodo occidentale”: non a caso Sikka ha studiato a New York. Chiudiamo questo breve tour forse con la più indiana degli artisti in mostra: Baba Anand. In questo caso, in una serie di dipinti figurativi che raccontano moda, cultura pop e ovviamente Bollywood, si mischia tutto quello che dell’India arriva come “tipico” e kitsch: fiori finti, gioielli finti, immagini sacre, costumi, lustrini, pailettes. Tutto il necessaire per approcciare, forse davvero in maniera “Fondamentale”, visto che siamo pur sempre in clima biennale, il potere immaginifico e stilisco di una delle società più complesse del globo.