La macchina da presa avanza in un mondo vorticoso, deformato dalle ossessioni di un collezionista di fantasie e sentimenti umani, del quale osserveremo la storia da diversi punti di vista. Distopico, allucinato, surreale, è il racconto di Sculpt, il film di Loris Gréaud, prodotto per il LACMA-Los Angeles County Museum of Art, che sarà presentato mercoledì, 6 settembre, alle 18, al Teatrino di Palazzo Grassi, con introduzione dell’autore e della curatrice Caroline Bourgeois, in occasione della 74.ma edizione del Festival del Cinema di Venezia.
Il lungometraggio è stato presentato per la prima volta il 16 agosto 2016, presso il LACMA, in una installazione per un solo spettatore e si configura come una sperimentazione in fieri sul linguaggio dell’immagine in movimento. Coerentemente con la poetica di Gréaud, incentrata sulle declinazioni della processualità,
Sculpt è un’opera in continuo mutamento, con molte edizioni differenti per durata e montaggio. Attualmente è diffusa sulla darknet, la zona oscura di internet, e al Teatrino sarà in proiezione dal 6 al 9 settembre, in una versione inedita, concepita appositamente per il pubblico di Venezia, dove Gréaud, tra gli artisti presenti nella Pinault Collection, ha recentemente presentato
The Unplayed Notes Factory, progetto in una antica fornace di Murano e a cura di
Nicolas Bourriaud (ne parlavamo
qui).
In questa sorta di realtà parallea distorta, tutta virata in un rosso carminio biomorfo e con elementi grotteschi che alludono a potenziali torture, troveremo un cast di impatto, come Willem Dafoe, che dà corpo e voce al protagonista, commerciante di emozioni e desideri assetato dall’ambizione della bellezza, e ancora Michael Lonsdale, Pascal Greggory, Charlotte Rampling, Betty Catroux, Abel Ferrara. Presente anche Miriam Chamani, fondatrice del New Orleans Voodoo Spiritual Temple, mentre le musiche sono curate dai The Residents, gruppo di musica sperimentale, tra new wave e vaudeville, noto per lo stile concettuale e dissacrante.
In alto: Willem Dafoe and Loris Gréaud: red menace. Photograph: Loris Gréaud