L’accordo con il Demanio dovrebbe essere cosa di giorni. E poi il magnate francese della moda e della grande distribuzione Francois Pinault (Gucci, YvesSaintLaurent e molto, molto altro) potrà raddoppiare in Laguna. Nella Venezia che tante soddisfazioni gli sta dando –ha appena acquistato dalla Fiat Palazzo Grassi- Pinault è deciso a tradurre parte della sua inestimabile collezione d’arte contemporanea, una delle maggiori al mondo. Si è reso conto che nell’ex Palazzo degli Agnelli non ci sarebbe posto, pur restaurando ed aprendo al pubblico il teatrino. Palazzo Grassi, insomma, deve ospitare mostre-evento, non una raccolta stabile. Da questa riflessione nasce l’esigenza di raddoppiare. Complice il sindaco Cacciari, Pinault potrebbe iniziare prestissimo i lavori di restauro a Punta della Dogana per fare nell’estremo lembo di Dorsoduro –a due passi dalla Guggenheim- il museo d’arte contemporanea di Venezia.
Le cronache dei giornali locali (la Nuova Venezia) hanno addirittura parlato di un sopralluogo svoltosi –lo scorso 19 luglio- nei disastrati spazi della Dogana da parte del miliardario, del sindaco-filosofo (che parteciperebbe parzialmente alla spesa per i restauri) e dell’architetto incaricato di seguire la trasformazione in museo della struttura. Di chi si tratta? Manco a dirlo del giapponese Tadao Ando -che tornerebbe in Veneto dopo aver realizzato la Fabrica di Benetton- cui Pinault aveva già assegnato la realizzazione del suo museo a Parigi, sull’Ile de Seguin, prima di rinunziare per eccesso di burocrazia.
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