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“Via Novara 75” come la Friche? Milano lancia un bando per il recupero, assolutamente creativo, di un’area abbandonata. Nuova manovra per cambiare volto alla città

di - 23 Aprile 2014
Il 104 di Parigi, la Friche di Marsiglia, o quello che poteva essere il Tacheles di Berlino, prima della sua caduta. Anche se stavolta, ancora, siamo a Milano. Dove gli spazi indipendenti e la loro “cura”, dopo l’esperienza dell’occupazione di Macao nella Torre Galfa del 2012 (oggi ritiratosi a un quieto vivere in un luogo decisamente più periferico e meno “disturbante”), sembrano essere un’idea più viva che mai, promossa anche dalla politica cittadina. E così, se Parigi ha il famoso e bellissimo 104, a Milano ci sarà “Via Novara 75”. Anche qui siamo in una zona piuttosto periferica della città, dove però la volontà dell’Amministrazione Comunale sembra voglia riportare la vita. Come? Ecco quello che si legge in una nota diffusa e firmata dall’Assessora a Casa e Demanio Daniela Benelli, proprio sul sito di Palazzo Marino e sui suoi social network: «L’immobile di via Novara 75, oggi in disuso (un capannone di mille e 240 metri quadrati e un blocco uffici di 370, inseriti in un’area molto vasta di 3mila metri quadrati) sarà trasformato in un luogo dedicato alle arti creative, per coinvolgere realtà milanesi, italiane e anche provenienti dall’estero, sul modello di luoghi come la “Friche” di Marsiglia. Via Novara 75 diventerà uno spazio aperto agli eventi ma anche alla produzione cinematografica, teatrale e culturale, in grado di ampliare e supportare l’offerta di servizi già presente a Milano. È questo il progetto che l’Amministrazione comunale chiede di sviluppare a enti pubblici o privati, per dare nuova vita all’area. La concessione dello spazio sarà a titolo gratuito, per una durata minima di dieci anni. È un ulteriore passo per far rinascere i luoghi rimasti per anni vuoti e inutilizzati, destinandoli a progetti aperti alla città».
Si appalta, insomma, per la cultura. O così almeno sembra. Anche perché non tutti  di certo avranno a disposizione la possibilità di demolire gli edifici esistenti per costruirne di nuovi, rispettando ovviamente i vincoli volumetrici, il contesto urbano e passando per l’approvazione dell’ufficio tecnico del Comune. Difficile, insomma, che arrivino gli “occupanti”, con buona pace dei pavidi paladini della giustizia sonnolenta che abbondano tra gli spalti di Comune, Provincia e Regione.
Tra le funzioni che dovranno essere previste nel progetto di riutilizzo, ci sono spazi per eventi, workshop e seminari, servizi per l’ospitalità temporanea -leggi foresteria, magari anche in vista di possibili residenze- ,aree di lavoro specializzate anche nelle tecnologie multimediali, punti conviviali e di ristoro. Insomma, un vero e proprio laboratorio di intenti. Qualcuno vuole partecipare al bando di assegnazione? C’è tempo fino al 26 maggio: www.comune.milano.it

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