Nuovo step presso VIR Viafarini-in-residence per il progetto Memories and Encounters, che prevede che gruppi di artisti siano ospitati a Milano grazie al contributo della Fondazione Cariplo, del PaBAAC del Ministero per i Beni Culturali – che collabora nella progettualità di scambi internazionali – e di singole realtà che hanno garantito il sostegno del progetto e degli artisti invitati, come Gemmo spa, , ACACIA – Associazione Amici Arte Contemporanea e Fiorucci Art Trust.
Protagonisti? L’artista Sharon Houkema, che ha ricevuto la borsa di studio Fiorucci Art Trust, ed è stata selezionata durante gli Open Atelier 2009 della Rijksakademie van beeldende kunsten di Amsterdam. Jo Robertson, nominata dall’artista scozzese Martin Creed e selezionata dalla direzione di Viafarini, e l’italiano Igor Muroni, scelto da una giuria composta da Chiara Agnello, Davide Ferri, Emilio Giorgi, Antonio Grulli, Carolina Italiano, Stefania Morellato, Gabi Scardi, Marco Tagliaferro, Gemma Testa in una rosa di dieci candiadati preselezionati da Viafarini.(marianna agliottone)
Via Carlo Farini 35 – Milano
viafarini@viafarini.org
[exibart]
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Le nuove armi di illusione di massa sono le residenze. Al pari di queste c'e' la nascita di nuovi spazi espositivi, possibilmente no profit. Nessuno azzarda un'analisi critica perché i contenuti spesso sono imbarazzanti. Per ogni ennesimo artista selezionato ci sono almeno 3,4,5 operatori che devono giustificare un compenso. Questo determina un sistema omertoso, una setta di adepti che si nasconde dietro una vaga retorica del fare:" facciamo e quindi va comunque bene". La post produzione e un certo manierismo sono arrivati a livelli difficilmente sostenibili se paragonati alla saturazione/sovraproduzione della fase attuale.
Luca Rossi fa mostre in continuazione. Ma cosa significa "fare" mostre? Esporsi, mostrarsi, esporsi. Portare l'ennesima opera in un luogo? Ancora, e ancora una volta? E avanti così? Il suo ruolo non è chiaro "perchè spesso è meglio arrivare alla mostra in un momento più opportuno dell'inaugurazione". "Bisognerebbe scomparire dai comunicati stampa e apparire difronte a chi li sta scrivendo". E cosa succede se prendiamo l'ennesimo artista e lo allontaniamo dal museo, dalla galleria, dal suo studio e anche dal telefono? L'arte è in grado di sopravvivere alla fluidità delle altre discipline? O c'è sempre bisogno di un contesto di relazioni che rendano tutto ovattato, rassicurante, protetto ed estirpato dalla realtà? Come fanno operatori formati e immersi in un contesto avverso al contemporaneo a mettersi in discussione una seconda volta? Perchè questa italia mette l'arte contemporanea continuamente in discussione, e questa sarebbe la prima volta a cui siamo tutti sempre sottoposti. Quindi fa bene Pierluigi Sacco, che fa il professore alla scuola d'arte, a parlare di frustrazione del critico; a delegittimare il critico. Pierluigi protegge i suoi ragazzi. Perchè dire che un certo ruolo è in crisi significa che non ha più senso iscriversi alla scuola d'arte, significa minare il ruolo di professore. E allora avanti con la grande Mamma italiana che ti mantiene e ti ama e ti frega.
Luca Rossi è vitale per il sistema dell'arte italiano (e forse non solo se togliessero le mucche dai valichi e dalle dogane alpine) perchè ricongiunge l'arte contemporanea con l'opinione pubblica, con la vita. Non si limita a criticare la cura ma costruisce lui la medicina. In quanti siamo stati a Palazzo Vecchio il 24 luglio? In quanti abbiamo commentato le stanze vuote che postava sul blog? Come se quelle stanze vuote fossero reali, come se noi tutti fossimo già prigionieri di un giudizio veloce e superficiale. Come è superficiale e veloce questa fase storica.
Luca Rossi sta rendendo manifesto quello che accade serenamente e invisibilmente in tutti i paesi dove esistono sistemi strutturati per il contemporaneo. In italia frega poco a pochi e quindi possiamo permetterci la dittatura critica. Vascellari: declina per l'ennesima volta l'azionismo con questa indole da lady gaga "poverista-glam" che è veramente fuori posto. Trevisani: destabilizza il post-moderno con l'organico, troppo facile. Tadiello: prende Nicolai e lo rielabora, facilissimo. Andreotta Calò: richard long e immaginari malinconici e ruvidi, forse troppo retorico. Ma se non ci fossero loro non ci potrebbero essere le cornici che occupano (mostre, ingaggi, vendite di opere). Ed è normale che queste cornici cerchino in tutti i modi di delegittimare Luca Rossi. Quindi Luca Rossi ha perso in partenza. Se però guardiamo all'estero e vediamo che gli artisti italiani non li caga nessuno..bhe forse stiamo perdendo tutti. Forse qualcosa non funziona. Perchè Hans Ulrich Obrist che ha anche dei rapporti con Vascellari non lo mette tra i migliori 30 giovani? Perchè non mette nessun artista italiano nei suoi primi 30? Non mentiamo a noi stessi, perchè gli artisti italiani non hanno riscontro internazionale? Quindi queste "cornici" (di cui faccio parte) dovrebbero iniziare a pensare che forse si potrebbe migliorare tutti; e fare cornici più grandi e contenuti migliori.
rossi- Luca Rossi è vitale per il sistema dell'arte italiano (e forse non solo se togliessero le mucche dai valichi e dalle dogane alpine) perchè ricongiunge l'arte contemporanea con l'opinione pubblica, con la vita.
(non è ben chiaro perché l’opinione pubblica sia vita…
pare una cosa un tantino romantica).
Luca Rossi non è opinione pubblica, è (legittimo) populismo:
“una furba strategia di marketing che mira a indebolire la concorrenza agli occhi dei consumatori ("gli artisti sono scarsi e troppi, i curatori sono dei dittatori senza acume che indeboliscono il mercato, l'eccesso di offerta fa scendere i prezzi = collezionisti non comprate nessuno che abbia a che fare con coloro che cito perchè non vale un cazzo"). tanto per fare un altro esempio […]), dopo questa intuizione è chiaro anche perchè rossi insiste nel ripetere testi e immagini nel blog. una specie di advertising per imprimere bene in mente il suo operato.”
La cosa è legittima se (non) si vuole fare l’”artista”:
cosa ci ha insegnato appunto il novecento?
cosa si insegna nell'accademie, o meglio, nei corsi cool?
Chi (non) vuole fare l’"artista" deve rimetterne in discussione il ruolo e la cornice che ne definisce l'identità/professionalità/ecc.
(qui si utilizzata il termine artista, ma è riferibile pure al critico-curatotre-ecc... o al blog che sintetizza tutti i ruoli del sistema…arrrr)
però
però
non è forse possibile utilizzare gli stessi parametri critici su Rossi, gli stessi criteri utilizzati da quest’ultimo in una modalità superficiale/massimalista nel decodificare grossolanamente i lavori di
V., T., T., A. C., ecc.?
blisset (nome multiplo/anonimato)
+ rapporto magazine/uso ambiguo-pop dei media (cattelan, Jacopo dell., ecc.)
+ frammentazione dell’opera nell’informazione (anni ’60)
+ blog vetrina portfolio + stalking in forum/blog (boresta, pesce a fore, jacopo dell. ecc.)
+ enigmatica o grossolana infiltrazione in … (a. c.)
+ …
=
luca rossi
Quindi
preferisco pensare a rossi come l’ennesimo riformista del cazzo, un riformista che si esprime con le “consuete”, per il ristretto ambito dell’arte cont., modalità sensazionaliste/populiste.
Tutta questa smania per il dialogo, per ottimizzare un sistema nazionale nel tentativo di renderlo più appetibile e/o competitivo verso un “estero” più strutturato…
per
luca rossi - Quindi queste "cornici" (di cui faccio parte) dovrebbero iniziare a pensare che forse si potrebbe migliorare tutti; e fare cornici più grandi e contenuti migliori.
pietro capatonda- e che palle!