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Villaggio operaio contemporaneo. L’ex area industriale di Prato diventa spazio creativo con TAI

di - 23 Ottobre 2018
TAI-Tuscan Art Industry, il progetto di SC17 ideato da Chiara Bettazzi, nato nel 2015, rappresenta oggi un laboratorio di ricerca in cui sono coinvolti numerosi professionisti che operano nei settori culturale, artistico, storico e architettonico. L’edizione di quest’anno, dal 20 ottobre al 20 novembre, punta sul concetto di villaggio culturale, come centro di sperimentazione di arte e archeologia industriale nato all’interno dell’ex area industriale rigenerata della Corte di via Genova. Una sorta di “villaggio operaio contemporaneo” dove la produzione si è trasformata in creatività derivata dalla sinergia delle associazioni presenti.
La rovina industriale dove la vegetazione ha preso il sopravvento sulle strutture architettoniche, gli “orti operai” come terreni attigui alle fabbriche e il “villaggio operaio come nuovo villaggio culturale”, sono i temi chiave su cui si imposta la manifestazione del 2018. Cuore e summa di tutto questo è la mostra “Paesaggi industriali, rovine e orti operai”, che vede protagonisti artisti come Emanuele Becheri, Loris Cecchini, Alessio de Girolamo, Andrea Fiesoli, Ronaldo Fiesoli, Gianni Melotti, Luca Pancrazzi e Robert Pettena, che spesso lavorano sul territorio regionale, indagando dal punto di vista sia scientifico che poetico i luoghi dell’industria pratese. La natura prende il sopravvento sulla rovina industriale, la modifica, la trasforma: è questo il fil rouge che lega le opere scelte per la mostra, fotografie, video, installazioni sonore, disegni. Gli artisti, con tecniche e linguaggi diversi, si confrontano con questo grande tema del paesaggio contemporaneo, luogo di abbandono ma anche di rigenerazione, di rivitalizzazione.
Non a caso la mostra prende vita negli spazi della corte di via Genova, dove un tempo c’era la fabbrica tessile di Umberto e Natale Bini, sorta nel 1919. Negli anni, l’estensione dei fabbricati fu cospicua e accoglieva tutto il ciclo produttivo, dalla classificazione degli stracci alla filatura e alla tessitura; in un secondo momento fu aggiunto anche il carbonizzo e la tintoria e fu costruita la mensa aziendale. Poi la fabbrica fu chiusa e gli edifici industriali furono abbandonati e seguirono la stessa sorte di quelli che sono documentati dagli artisti nelle loro opere, finché, dal 2008, la corte di via Genova è passata da luogo industriale abbandonato a spazio condiviso da giovani creativi Sono infatti diversi gli “atelier” – Tribeca factory, Studio Corte 17, Sedici, Interno8, Capanno 17, Materia – che ospitano l’esposizione.
Loris Cecchini propone il modellino dell’opera permanente recentemente realizzata presso il polo Campolmi sede della Biblioteca Lazzarini a Prato costituita da i consueti moduli d’acciaio che come una pianta rampicante e infestante si organizzano in modo disordinato sulla parete. Luca Pancrazzi presenta una serie di disegni a china su carta di cotone realizzati tra il 2014 e il 2016 che hanno per soggetto orizzonti industriali con i quali l’artista si confronta con visioni reali o immaginate. Il walldrawing di Alessio de Girolamo parte da un’immagine acquisita tramite scatola con foro stenopeico che si collega all’installazione sonora che l’artista ha realizzato nel campo momentaneamente assente, confinante con gli spazi della corte. La melodia suonata dal pianoforte è scritta sulla struttura delle formule della fotosintesi clorofilliana e filtrata da un ambiente di programmazione che genera sistemi L (ossia algoritmi che regolano la crescita delle piante); mentre in sottofondo il suono dell’attigua fabbrica, inserito come tappeto sonoro crea un dialogo perfetto tra natura e industria. Robert Pettena torna su un tema a lui caro e propone alcune foto del ciclo Nobel Explosion: una ricognizione fotografica sui siti SIPE Nobel presenti sul territorio toscano.
Ronaldo Fiesoli presenta una serie di materiali che documentano il paesaggio extra urbano pratese. Si tratta di fotografie dalle quali fuoriesce un sguardo trasognato della periferia della città, mentre Andrea Fiesoli, sempre attraverso la fotografia, ci presenta l’impiego di oggetti materiali di scarto utilizzati all’interno degli orti di periferia diano vita a “combinazioni” inaspettate e pittoresche. Gianni Melotti propone invece un’operazione concettuale, la prima opera di una nuova serie dal titolo Inguardabile, 2018: un’immagine legata all’immaginazione e alla sua possibilità di essere fotografata. Un’opera per la cui fruizione bisogna far ricorso a strumenti differenti dallo sguardo, come la percezione e la sensibilità, Infine Emanuele Becheri che ha proposto gli esiti di un laboratorio realizzato con gli utenti della Cooperativa Humanitas e, oltre al video che documenta il background, ha installato in modo permanente una serie di vasi realizzati in terracotta sul muro perimetrale della corte, all’interno dei quali sono inserite delle piante.
L’opera si ricollega dunque al tema del giardino e dell’orto operaio che, dal 2016, sta prendendo forma negli spazi esterni della corte di via Genova, ricavato all’interno di casse da filato, provenienti dalle fabbriche del territorio, e di svariati oggetti di uso quotidiano, che diventano contenitori per la natura, sculture di oggetti organici e inorganici appoggiati su carrelli industriali. (Enrica Ravenni)

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