Agostino Iacurci, L'antiporta. Foto Andrea Pizzalis. Courtesy Fondazione Pastificio Cerere
Si parla tanto di arte di strada, di arte pubblica, di street art. Il dubbio, la paura, la sensazione, è che si stia facendo un po’ di confusione e che quello che stiamo vedendo un po’ ovunque, non sia altro che desiderio di sovraesposizione, a discapito della qualità. Non è così per il progetto di Agostino Iacurci a Pomezia, che vede invece un impianto ben deciso e delineato, con una struttura iconologica chiara. L’artista infatti, che ha lavorato a uno spazio comunale, la biblioteca della città di Pomezia, ha voluto lasciare una traccia di sé attraverso il racconto che si dipana tra le parole di Virgilio, nel racconto dell’incontro con la Sibilla Cumana nel VI libro dell’Eneide. La narrazione si svolge per tutto il perimetro della biblioteca, con uno sguardo attento ai singoli particolari, una visione che contiene attenzione ai dettagli nel pur grande murale.
La biblioteca di Pomezia, già da tempo simbolo culturale di una cittadina piccola alle porte della Capitale, rinasce proprio da qui, con questo progetto di Agostino Iacurci che si intitola Antiporta. Non a caso l’artista pone l’Eneide e Virgilio al centro del proprio lavoro, perché in questi luoghi, in questi lidi, si dice che Enea sia sbarcato. Ecco dunque la citazione delle cento porte che portano all’oltretomba, la misteriosa porta in tufo dell’heroon conservata al Museo Archeologico di Lavinium, visitabile ancora oggi.
Tanti gli innesti iconografici che riportano al racconto dell’Eneide, anche, per esempio, il ramo d’oro che permette la discesa di Enea nell’Ade, che Iacurci ha voluto inserire all’interno degli archi della biblioteca o, ancora, i busti di fanciulle poggiati su colonne, che riportano la memoria al patrimonio che si trova nel Museo Archeologico.
Una narrazione dunque che non lascia nulla al caso, ma che si basa su studi e approfondimenti riferiti a eventi accaduti probabilmente in queste zone, luoghi storici che sono stati dimenticati ma che con questo progetto si spera tornino in auge, per gli spettatori che passeranno vicino alla biblioteca, ma ancora di più per coloro che usufruiscono della biblioteca stessa.
Il progetto, di più ampio respiro, si intitola “Sol Indiges, Arte pubblica tra mito e futuro”, ed è stato voluto dal Comune di Pomezia, in collaborazione con la Fondazione Pastifico Cerere, a cura di Marcello Smarrelli. La biblioteca comunale Ugo Tognazzi, con il grande murale, «è diventata un’opera d’arte a cielo aperto», come giustamente ha precisato il sindaco della cittadina. Sol Indiges è solo il primo di tre progetti che riannoderanno il filo della stoia contemporanea di Pomezia con quella antica, che torna alle origini.
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