Vaiva Grainytė, Lina Lapelytė, Rugilė Barzdžiukaitė, Have a Good Day!, Teatri di Vita, Bologna, 2023. Foto Ornella De Carlo. Courtesy Settore Musei Civici Bologna | MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna
Dieci cassiere in grembiule blu siedono composte su sedie sistemate su grandi cubi bianchi, posizionati in fila davanti a uno sfondo bianco e asettico. Accolgono il pubblico intente a scansionare codici a barre di prodotti non identificabili. Il lettore pulsa della sua consueta luce rossa e produce un rumore elettronico ripetitivo e monotono. Non ci sono merci. Sul soffitto quattro file di neon dalla luce fredda collegano il pubblico alla scena.
Tra questi essenziali elementi si svolge “Have a Good Day!”, presentata come Special Project di ART CITY Bologna 2023 e ospitata da Teatri di Vita in tre repliche tra il 3 e il 5 febbraio, questa opera lirica contemporanea per dieci cassiere, suoni del supermercato e pianoforte nasce circa 13 anni fa come prima opera delle artiste lituane Vaiva Grainyté (autrice del libretto), Lina Lapelyté (compositrice e direttrice musicale) e Rugilé Barzdziukaité (regista e scenografa). Prodotta da Operomanija, “Have a Good Day!” segna quindi l’inizio di una lunga e florida collaborazione, premiata nel 2019 con il Leone d’Oro alla 58ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia per la migliore Partecipazione Nazionale con l’installazione Sun & Sea (Marina), curata da Lucia Pietroiusti.
In occasione di Arte Fiera Bologna, Grainyté, Lapelyté e Barzdziukaité tornano in Italia con questo iniziale lavoro presentato in territorio nazionale soltanto una volta presso il Teatro Argentina di Roma nel 2018. Un atteso secondo appuntamento a cura di Lorenzo Balbi e promosso da MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Istituto di Cultura Lituano, Ambasciata di Lituania in Italia e Consolato Onorario di Lituania in Emilia-Romagna, in collaborazione con Teatri di Vita, purtroppo sold out in poco tempo.
“Have a Good Day!” narra gli stati emotivi e le biografie delle dieci cassiere protagoniste. Con le loro parole e la loro voce mettono in scena brevi drammi di carattere personale e insieme evocano il contesto del supermercato facendo affiorare nella mente del pubblico immagini di merci e di ipotetiche situazioni lavorative che arricchiscono e animano lo spazio bianco della scenografia. In conferenza stampa le autrici chiariscono che il loro proposito non era produrre un lavoro focalizzato sulla precarietà delle condizioni lavorative delle addette alle vendite, quanto piuttosto di far emergere il loro mondo interiore in modo lirico e poetico. Il soggetto dell’opera era nato quando Valva Grainyté, osservando il viso stanco di una cassiera al supermercato, aveva immaginato di raccontare i pensieri di queste lavoratrici celati dagli automatismi del lavoro: “Buongiorno!”, “Grazie!”, “Buona giornata!”.
Man mano che la performance si svolge viene a intensificarsi anche il contatto intimo tra pubblico e le addette alla vendite che di volta in volta prendono la parola. I personaggi risultano perfettamente caratterizzati in un’omogenea corrispondenza tra le peculiarità degli atteggiamenti espressivi e le storie cantate. Delineando le fasi del processo creativo, Grainyté, Lapelyté e Barzdziukaité evidenziano infatti la loro intenzione di orientarsi verso differenti scuole musicali e tipologie di voce privilegiando però il primo impatto visivo con le performer. Avevano tenuto in considerazione le sfumature dei caratteri utilizzando una metodologia orientata all’osservazione delle diverse attitudini delle partecipanti, con il fine di armonizzare le persone, il testo e il canto.
I diversificati dei personaggi frutto di una ricerca attenta a rappresentare una porzione di variopinta umanità e le emblematiche parole pronunciate nei loro canti hanno la forza di elevarsi a metafora del nostro contesto sociale e culturale trainato dalla macchina consumistica capitalistica. La performance non deve essere letta attraverso la lente della lotta di classe – rimarcano le autrici di tenere in considerazione il contesto lituano in cui la distinzione tra classe operaia e ceto medio era stata sfumata dal crollo del comunismo, quando molte persone istruite avevano iniziato a svolgere mansioni nei supermercati – ma come acuta analisi di una società globale edificata sul denaro.
Il sottofondo ambientale dei lettori di codice a barre si amplifica a divenire il rumore bianco persistente e predominante del reale consumista. Evitando divagazioni basate sul giudizio, Vaiva Grainyté, Lina Lapelyté e Rugilé Barzdziukaité innalzano le cassiere a cantrici di un dramma comune in cui risulta impossibile non identificarsi.
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