10 maggio 2019

58 Biennale/15. Visioni da spiaggia al padiglione della Lituania

 

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Non è facile arrivare al Padiglione della Lituania, situato nel cuore dell’Arsenale, la parte abitata dalla Marina Militare, ma ne vale la pena. Sarà per questo che già dalle 11 di stamattina (10 maggio, apertura ufficiale del padiglione) una lunga coda si snoda davanti al suo accesso grazie ad un passaparola spontaneo. Tra i bacini silenti della Marina, davanti ad un sottomarino che si specchia tra antiche colonne, troviamo due sdraio da spiaggia e una palla gigante fatta di spicchi di plastica colorata: già percepiamo di avvicinarsi in un non-sense  evidente. Da retro si sale poi una ripida scala di legno e si inizia a sentire un caldo inaspettato, insolito in queste piovose giornate di inaugurazione.
Sopra le nostre teste una fila di soli proietta una luce bianca sul fondo di uno spazio che andiamo a guardare da una larga balaustra, come una bocca che si apre. Una melodia cantata, accanto alla sensazione del caldo ci avvolge mentre il nostro sguardo inevitabilmente spia dall’alto un grande rettangolo di spiaggia abitato da numerosi vacanzieri di ogni età. Bambini, adulti, anziani, a coppia, singoli… ciascuno compie delle azioni diverse, esattamente come in una spiaggia abitata da corpi, sabbia e asciugamani, cellulari, occhiali da sole, creme, libri e cibo. Ciascuno usa il proprio tempo esponendo il suo corpo in costume sotto una luce quasi accecante, su una sabbia dorata. E poi tutti cantano, e poi smettono, e poi giocano a tennis e fanno ginnastica o tornano a riposare o a cantare. Ma è solo dopo qualche minuto che si inizia a seguire l’intreccio dei testi cantati e musicati che danno voce singolare e collettiva ad un tableau vivant fatto di piccole, medie e infine collettive preoccupazioni ambientali ed ecologiche che spostano la nostra percezione dallo stupore all’interesse, dalla leggerezza all’ansia.

È l’opera performance Sun & Sea (Marina) di impostazione operistica anti-monumentale realizzata dalle tre artiste lituane Lina Lapelyte, Vaiva Grainyte e Rugile Barzdziukaite, curata da Lucia Pietroiusti quella che compone questo padiglione della Lituania. E non è la prima collaborazione tra queste tre artiste, ma certamente, nella cornice di questa 58ma Biennale una straordinaria occasione per noi, voyeur di spiagge globali e di mostre globali, per partecipare ad un lavoro contemplativo, reale e surreale, stupefacente quanto basta per lasciarti la giusta dose di amaro in bocca. Non sarebbe allora così strano se la Biennale volesse premiare questo padiglione e il lavoro a sei mani di queste artiste. E neppure se volesse premiare la Lituania: un Paese segnato da cicatrici antiche e recenti che trova oggi nell’arte la voce per una narrazione dolce e spietata insieme. (Paola Tognon)

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