Noi creiamo la nostra identità a partire dal confronto con gli altri. Ma chi sono “gli altri”? Sono tutti coloro che non sono “io”, tutti gli individui con cui possiamo entrare in contatto nella nostra quotidianità. Anche tramite i media. Sì perché è sui social che oggi avviene il maggiore scambio tra le persone: la piazza del paese si è spostata sul web diventando “piazza virtuale” in cui ognuno è libero di esprimersi, spesso senza controllo. E sulla leva della libertà d’espressione hanno preso piede negli ultimi anni vere e proprie campagne di odio, le shit storm, in cui un gruppo di persone – che magari neanche si conoscono tra loro – inizia a inveire contro il bersaglio prescelto. Ma così come la piazza si è spostata dal reale al virtual, alle volte capita che questo odio torni a riempire le strade, come fu nella notte dello sbarco della capitana Carola Rakete al porto di Lampedusa.
Dalla ricerca di quegli urlatori di odio parte il nuovo lavoro dei Kepler-452 “Gli Altri. Indagine sui nuovissimi mostri”, diretto e interpretato da Nicola Borghesi e scritto a quattro mani con Riccardo Tabilio, debuttato alla serata finale di Epica Festival, il nuovo evento diretto da Elena Di Gioia nell’ambito di Agorà.
In scena, solo sul palcoscenico dell’Arena Orfeonica di Bologna, Borghesi inizia un intenso monologo alternato a video in cui mostra le proprie indagini online alla ricerca di cosa possa aver spinto all’insulto Mario, il giovane pizzaiolo di Lampedusa noto alle cronache per le sue grida diffamanti e oscene, che diventa da subito coprotagonista assente in questo gioco dal sapore elitario e un po’ classista. Mario ha un lavoro, una compagna, un figlio, un’auto con cui la sera fa i giri dell’isola…In una vita apparentemente normale, cosa innesca l’odio nelle mente di queste persone, di questi hater? Il pubblico è chiamato a prendere una posizione: “noi”, i buoni, che non insultano e non odiano sui social, e “loro” che votano dalla parte sbagliata e che si ritrovano a denigrare donne e migranti. Un “noi” a cui basta nascondersi dietro l’ipocrisia del politically correct e scrollare la prossima notizia per giudicare e sapere la differenza tra giusto e sbagliato. Ma in un sistema sempre più omologante in cui è la propria bolla sui social a sancire il limite tra bene e male, molto labile diventa il confine tra l’io e “gli altri”, arrivando all’incapacità di conoscersi e riconoscersi come individui e come cittadini nella società.
La giovane compagnia bolognese, solerte nell’analisi del contemporaneo, restituendo lavori che coniugano innovazione estetico rappresentativa e dalla forte attenzione sociale, si conferma ancora una volta una delle realtà più peculiari della nuova scena teatrale italiana.
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