I turni, Cristina Comencini, ph. Francesca Fago
“Tragicomica”, la definisce la stessa autrice. Piuttosto agrodolce, per quella vena di dialoghi brillanti, a tratti divertenti, uniti a toni sentimentali, a tratti amari, comunque riflessivi per i temi in questione. Toccando quelli intramontabili della famiglia, dell’amore e della morte, nella commedia I turni (prima assoluta al Mercadante di Napoli, produzione Teatro di Napoli-Teatro Nazionale e NUOVA Enfi Teatro), Cristina Comencini, regista cinematografica, scrittrice, drammaturga da sempre indagatrice delle relazioni familiari, affronta le dinamiche di una quotidianità dettata dal tempo, dai ruoli e dalle responsabilità, indagando il rapporto tra fratelli e la loro madre malata da accudire.
C’è da gestire i turni, appunto, soprattutto di domenica quando la badante è libera. Ma a farli sono soprattutto le due sorelle, le quali, pur vivendo nella stessa città, si frequentano poco. Si incrociano a tratti. Il fratello minore vive lontano, se n’è andato da ragazzo in un’altra città, e non si fa vivo da molto tempo. Quando inaspettatamente lui si palesa con l’intenzione di trattenersi solo qualche ora per fare visita alla madre, sarà costretto a rimanere malvolentieri a causa di un espediente escogitato dalle due donne. Sarà l’occasione per tutti e tre – Diana, Patrizia e Stefano, questi i nomi – di fare i conti con le rispettive storie, di ieri e di oggi, tra ricordi d’infanzia e vicende attuali, citazioni letterarie, sogni perduti e quelli ancora possibili.
Tra una battuta e l’altra, un litigio, una risata, una parola di troppo e un non detto, un giudizio, uno scambio di personalità, si svelano i loro veri caratteri, le ignote situazioni familiari, i pensieri reali di ciascuno verso gli altri. Tutto avviene dentro la funzionale scenografia di un salotto con delle pareti e delle porte che vanno in profondità verso una stanza dove, non visibile, ma solo evocata, si trova l’anziana madre.
Nella scrittura della Comencini, qui anche regista, l’elemento più evidente, mentre scorre la trama, è, a nostro avviso, la debolezza del testo nel suo sviluppo drammaturgico. Lo è anche per delle frasi che ricalcano dei luoghi comuni – sulla famiglia ad esempio – o per certi snodi relazionali di contrasto tra i personaggi a cui si arriva in maniera affrettata senza un’articolazione credibile e consequenziale.
Ad esempio, la portata delle rivelazioni, specie quelle dolorose, che ad un certo punto si palesano prima in una sorella poi nell’altra, e infine anche nel fratello, si esaurisce subito, dopo lo stupore, senza ulteriori conseguenze. Insomma una resa dei conti che scivola via leggera senza affondare.
In scena tre bravi interpreti ben affiatati, Andrea Renzi, Iaia Forte e Licia Maglietta, messi insieme per questo lavoro che li ha felicemente riuniti, attori legati da un’esperienza importante e formativa: quella della scuola napoletana degli anni Ottanta-Novanta, dei Teatri Uniti e Falso Movimento, di Mario Martone, Toni Servillo e Antonio Neiwiller, quel cosiddetto “teatro di ricerca” che ha segnato una generazione sia al teatro che al cinema. Un vero piacere vederli insieme in scena.
Dopo le rappresentazioni a Napoli lo spettacolo è in scena al Teatro Marrucino di Chieti, il 21 e 22 marzo.
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