Categorie: Teatro

Il potere instabile dell’amore nel “Sogno” di Valerio Binasco

di - 20 Gennaio 2022

Capolavoro classico che non smette di essere contemporaneo, dello scespiriano “Sogno di una notte di mezza estate”, commedia dallo spirito ebbro e incantato, intreccio di amori e beffe, il regista Valerio Binasco, sempre di felice creatività, offre una raffinata, esplosiva, festosa versione (produzione Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale), con un eccellente cast di attori. Egli celebra e armonizza le diverse dimensioni dell’opera: l’esaltazione dell’amore, tra realtà e fantasia, irrazionalità e forza, in cui sono coinvolti, con Teseo duca di Atene e la sua promessa sposa Ippolita regina delle Amazzoni, i quattro giovani che si perdono e si ritrovano nella foresta dove regnano Oberon e Titania, sovrani degli elfi e delle fate; e il folletto Puck, ai loro ordini, che pasticcia una serie d’incantesimi, mentre nell’imminenza delle nozze di Teseo, una compagnia amatoriale prova, e alla fine, reciterà goffamente la tragica farsa di Piramo e Tisbe.

Mutando l’ordine del testo Binasco apre lo spettacolo col loro l’ingresso in tute arancione da operai, nella buffissima sequenza in cui si distribuiscono le parti da recitare assegnate dal capocomico giunto trafelato in bicicletta dalla platea. Del resto sono proprio loro, gli attori, i protagonisti di questo gioco dell’amore e del caso; ed è l’attore il centro del più autentico teatro di Binasco.

Sogno di una notte di mezza estate, ph. Luigi De Palma

Dal frastagliato proscenio dove sono collocati (scenografa e luci di Nicolas Bovey), si sfuma nella bianca, luminosa e asettica stanza – con due porte laterali e due specchi – del palazzo regale di Teseo, dove subito avverrà l’annuncio delle sue nozze con Ippolita, seguìto dalle diatribe fra Egeo, padre di Ermia, e il resto dei giovani innamorati che daranno inizio all’avventura nel bosco degli incantesimi. Con una magistrale invenzione scenica, un imponente praticabile atterra lentamente dall’alto occupando l’intero palcoscenico incastonandosi con il resto. Ecco il bosco dei sortilegi, ma non più fatto di alberi e piante verdi, bensì un paesaggio lunare di azzurre rocce artiche su più piani. Una landa desertica che richiama la desolazione del disamore, il deserto interiore di chi sperimenta l’abbandono come avviene tra le coppie. «Il tema di questo spettacolo – spiega Binasco – è il mal d’amore, quel sentimento anzi quel “malanno”, come direbbe la poetessa greca Saffo, che ci rende folli, che tira fuori la “bestia” che è in noi.

Ci sono tante cose in questo dramma, ma il punto centrale è forse quello dell’animalità dell’amore, in tutte le sue accezioni. Il Sogno è la storia di coloro che hanno conosciuto l’animalità del sentimento d’amore e ne sono usciti, vivi ma bruciati». Insomma, è l’amore la molla che muove tutto e fa vivere: con la sua libertà e le sue incongruenze, la casualità e il gioco che ne aumentano il desiderio e la ricchezza di implicazioni. E che le patologie dell’amore possano condurre anche alla follia lo evidenzia Binasco nella scena in cui Lisandro, accecato di rabbia, sta per compiere un femminicidio stringendo fortemente alla gola Elena, quasi a ucciderla urlandole “Devi amare me!”.

Sogno di una notte di mezza estate, ph. Luigi De Palma

In questo “Sogno”, Valerio Binasco mostra anche tutta la carica sovversiva della donna, nella fattispecie della ragazzina Ermia, colei che decide di disobbedire alle convenzioni che la vorrebbero in sposa a chi decide il padre, e che, ribellandosi, architetta la fuga con l’amato Lisandro. Molte le sollecitazioni che lo spettacolo di Binasco suscita, stimolando festosamente l’occhio, l’orecchio e la mente, facendo trionfare l’irrazionale degli innamoramenti e degli incantesimi fino all’esilarante apoteosi comica della recita finale degli sprovveduti operai teatranti.

E chiude con uno struggente epilogo: un canto corale – The moon nell’arrangiamento di Carlo Pavese – avviato da uno dei personaggi, al quale via via tutti si aggiungono raggruppandosi, mentre lentamente sorge una grande luna sul fondo. Dicevamo dell’ottimo, nutrito cast di attori, impossibile da citare tutti. Oltre allo stesso Binasco nel doppio ruolo di Teseo e di Oberon, e Olivia Manescalchi in quello di Ippolita e di Titania, da segnalare almeno lo stralunato e ipereccitato Bottom di Michele di Mauro, e il buffissimo Puck flemmatico di Francesco Russo, dalla camminata lenta che si avvia in “missione” agli ordini di Oberon rimettendosi ogni volta le scarpe, veloce come una tartaruga.

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